00:00
Buonasera, siamo di nuovo qui.
00:06
Quest'anno raccontiamo le tre guerre di indipendenza, ero incerto se dirvi subito che la prima è la più lunga di tutte.
00:15
È lunga, complicatissima da raccontare, per cui faremo l'una di notte stanotte, ma in compenso le prossime saranno più veloci.
00:28
perché raccontiamo le tre guerre di indipendenza se dovessi dire proprio tutta tutta tutta la verità anche perché sono tre e io ogni anno mi devo inventare tre argomenti da portare a Sarzana però al di là di questo al di là di questo quest'anno il tema il filo conduttore del festival è lo spazio ora la guerra è è sempre qualche cosa di fortemente legato allo spazio, condizionato dallo spazio, le guerre in generale.
01:01
Ma le tre guerre di indipendenza italiane sono state condizionate dallo spazio della geografia della pianura padana in un modo impressionante.
01:12
Vi ricordo una cosa che sapete tutti.
01:15
noi abbiamo perso dico noi ma insomma la battaglia decisiva della prima guerra di indipendenza nel 48 in un posto chiamato custozza e siamo riusciti a perdere 18 anni dopo la battaglia decisiva della terza guerra di indipendenza di nuovo a custozza ora uno dice con 8.000 comuni che ci sono in italia e invece non è un caso perché la geografia della pianura padana incanalava i movimenti degli eserciti e Custoza che se ne sta al di là del Mincio, proprio all'altezza dei ponti che un esercito dell'epoca doveva usare per forza se voleva passare il Mincio e invadere il Veneto, Custoza era predestinata a essere un luogo dove gli eserciti si sarebbero scontrati.
02:09
Il condizionamento geografico dunque dipende da come è fatta la pianura padana, che se ci pensate è spaccata in due dal Po, va bene.
02:20
Il Po all'epoca, anche adesso non è facile da passare per un esercito in guerra, all'epoca era molto difficile da passare, o si stava su o si stava giù di solito.
02:31
Le tre guerre di indipendenza, qual è il tema? Un esercito che viene da Occidente e che vuole invadere il Lombardo-Veneto. i piemontesi nel 48, i piemontesi e i francesi che per fortuna sono venuti a dare una mano, se no non ce la facevano neanche quella volta lì, nel 59, nel 66 cambia poco, gli italiani hanno già la Lombardia ma bisogna sempre invadere il Veneto, quindi la direzione è sempre quella e il Lombardo-Veneto sta a nord del Po all'ingrosso, quindi tu ti muovi da occidente a nord del Po e cosa incontri?
03:08
Fiumi, uno dopo l'altro che vengono giù e sfociano nel Po, la Sesia, il Ticino, l'Adda, l'Oglio, il Mincio e tutti questi fiumi attraversarli con un esercito non è per niente facile, i ponti sono pochi, le strade sono quelle che sono e quindi lo spazio condiziona le operazioni militari come più ancora che in qualunque altra guerra forse.
03:38
Allora detto questo, la guerra del 48, premetto che vi racconto solo quella del 48, non la ripresa del 49 quando Carlo Alberto ci ha riprovato perché se no facevamo le due di notte, quindi noi ci accontenteremo della sconfitta nella prima che è già molto istruttiva come vedrete.
03:56
La guerra del 48.
03:58
che scoppia in quell'anno che ai contemporanei sembrò un anno pazzesco, non avevano mai visto un anno del genere, l'anno in cui il mondo va a gambe all'aria, tanto che poi generazioni e generazioni continuano a dire è successo un 48, hanno fatto un 48, perché nel 48 veramente sembrava che andasse il mondo sotto sopra, tutta l'Europa è attraversata dalla rivoluzione, Tutti i popoli contestano i loro governi chiedendo più libertà e l'Italia che è parte dell'Europa c'è in pieno in questo movimento, anzi è all'avanguardia.
04:40
In Sicilia la rivoluzione del 48 comincia già a gennaio e già il 29 gennaio il re di Napoli Ferdinando II concede la Costituzione.
04:54
notate la costituzione è quello che tutti questi popoli in tumulto chiedono uno dice la costituzione ma quale costituzione come sappiamo ce ne possono essere tante si possono cambiare ma lì il problema non è quello il problema è che prima costituzioni non ce n'erano proprio le monarchie assolute non hanno bisogno di costituzione perché il re fa tutto quello che vuole ci mancherebbe che ci dovesse essere lì della roba scritta che obbliga il re a fare certe cose e non farne certe altre Quindi sì, non è che non gli importasse cosa mettere nella Costituzione, ma la cosa decisiva era innanzitutto avercene una.
05:38
Il re che concede una Costituzione dice io non sono più un sovrano assoluto, regno per volontà di Dio, per grazia di Dio, ma anche per volontà della nazione.
05:50
Dunque gennaio Sicilia.
05:52
A febbraio la rivoluzione investe il paese che in Europa è specializzato in rivoluzioni, la Francia.
06:02
E i francesi naturalmente fanno le cose molto sul serio, loro non si accontentano della Costituzione, buttano giù la monarchia di Luigi Filippo e fanno la Repubblica.
06:14
A quel punto anche l'altro re italiano, in Italia ci sono il Papa, gli austriaci nel Lombardo-Veneto, vari principi e duchi, ma due re, i Borboni al sud e i Savoia al nord, al nord-ovest, Piemonte e Liguria. Allora, il primo re Ferdinando di Borboni l'ha già data la Costituzione.
06:34
Dopo che la rivoluzione scoppia anche a Parigi, Carlo Alberto, re di Sardegna, decide che effettivamente forse il futuro sta da quella parte.
06:45
Forse conviene accettare questa spinta, questa richiesta dei popoli.
06:51
Carlo Alberto concede poi alla fine un piccolo ripensamento. Dice però non la chiamiamo Costituzione, la chiamiamo Statuto.
07:01
ci avete mai pensato? No perché uno dice lo statuto del 48, lo statuto albertino, ma non la chiamano costituzione perché costituzione è una parola troppo di sinistra, così la cosa sembra meno dura da ingoiare e poi quindi marzo, 4 marzo, E poi succede l'impensabile, la rivoluzione scoppia nel cuore dell'impero austriaco, la rivoluzione scoppia a Vienna, anche a Vienna il popolo, gli studenti chiedono che sia cacciato il vecchio principe Metternich che governa l'impero da 30 anni e che siano date libere elezioni, un parlamento, una costituzione e l'imperatore cede.
07:44
promette ai suoi popoli che verrà convocato un parlamento che rappresenterà tutti i popoli dell'impero austriaco istantaneamente la rivoluzione scoppia in tutte le altre province dell'impero il 15 marzo scoppia a budapest dove si proclama l'indipendenza dell'ungheria il 17 marzo scoppia a venezia dove si proclama la repubblica di san marco che non era poi un tale vecchiume all'epoca, erano passati solo 50 anni, c'era chi se la ricordava ancora.
08:18
Il giorno dopo, 18 marzo, Milano, dove non hanno nessuna cosa specifica da chiedere nel passato, non sono mai stati capitale di niente, però comunque chiedono l'autonomia per il Lombardo Veneto.
08:33
E chiedono che il governo imperiale ritiri dalla guarnigione di Milano i reggimenti stranieri e lasci soltanto i reggimenti reclutati in Italia.
08:44
Il comandante militare austriaco del Lombardo Veneto, Radetzky, rifiuta.
08:49
E a Milano scoppia la rivoluzione.
08:53
Il 19 marzo Radetzky fa rapporto a Vienna.
08:58
La città di Milano è sconvolta dalle fondamenta ed è difficile farsene un'idea.
09:06
Il carattere di questo popolo mi sembra cambiato come per un colpo di bacchetta magica.
09:13
Il fanatismo ha pervaso ogni età, ogni ceto, ogni sesso.
09:23
Sono le cinque giornate di Milano evidentemente.
09:27
solo che quando noi in italiano diciamo le cinque giornate di Milano c'è un po' il rischio che ci faccia l'effetto, sì vabbè è una cosa che sappiamo, la sappiamo fin da bambini, ogni tanto arriva uno sceneggiato televisivo a riproporla, ci sono le barricate, gentiluomini in cilindro e popolani col berretto affratellati dietro le barricate, dall'altra parte gli austriaci in giacca bianca, Tutti questi giovanotti con barba e baffi pieni di entusiasmo, le ragazze che gli portano da mangiare dietro le barricate.
09:58
Ecco questa visione oleografica delle cinque giornate di Milano non è che sia sbagliata, ma non deve nasconderci quello che vuol dire davvero la rivoluzione politica.
10:10
in una città di 160.000 abitanti che aggredisce la guarnigione straniera di 14.000 uomini armata fino ai denti per sterminarla e secondariamente cacciarla dalla città, ma possibilmente sterminarla. Le cinque giornate di Milano non vuol dire solo le barricate, vuol dire il giovanotto barbuto che sbuca all'improvviso da un portone con un coltellaccio e sgozza il soldato austriaco che è rimasto isolato dai suoi.
10:40
vuol dire i soldati che irrompono nelle case da cui si spara e ammazzano a baionettate tutti quelli che trovano dentro, vuol dire le migliaia di morti per la strada.
10:50
I milanesi hanno avuto qualche centinaio di morti, gli austriaci hanno avuto 4.000 morti, 4.000 cadaveri per la strada in una Milano piccolissima che va dal castello Sforzesco a Porta Romana.
11:06
morti ammazzati in combattimento e magari anche morti perché fucilati Carlo Cattaneo che è membro del governo provvisorio a Milano l'unico membro di sinistra del governo provvisorio Carlo Cattaneo si vanta noi milanesi non ammazzavamo i prigionieri gli austrieci invece sì gli austrieci fucilavano tutti i prigionieri presi con l'arma in mano L'odio che attraversa le strade di Milano in quei cinque giorni è una cosa che noi oggi facciamo fatica a immaginare, l'odio etnico contro i tedeschi, perché la tragedia che dilania l'impero osburgico è che c'è una nazionalità, quella tedesca, gli austriaci di lingua tedesca, che domina e vuole dominare gli altri e tutti li odiano.
11:55
Radetzky è visto come quello che incarna un sogno di supremazia tedesca nell'impero, col suo stato maggiore, dice Carlo Cattaneo, di teutomani, di fanatici della supremazia teutonica, il che poi non impedisce agli italiani di disprezzare dall'altra parte quell'esercito bastardo in cui si parlano dieci lingue, perché l'esercito dell'impero è l'esercito di un impero multietnico appunto.
12:25
La propaganda da una parte e dall'altra è sfrenata, si raccontano atrocità spaventose.
12:33
Gli austriaci, si dice, infilzano i bambini sulle baionette, sventrano le donne incinte, bruciano viva la gente.
12:42
Ci sono soldati austriaci, si dice, si racconta, a cui han trovato nello zaino mani di donna mozzate cariche di anelli.
12:50
D'altra parte ai soldati austriaci i loro ufficiali spiegano di stare attenti a non farsi prendere prigionieri perché ai prigionieri le donne italiane cavano gli occhi.
13:01
Ora la cosa interessante è che queste atrocità sono praticamente tutte inventate.
13:06
Nell'ottocento queste cose nelle guerre tra paesi europei non succedevano, succedevano pochissimo.
13:13
La propaganda invece le inventava.
13:16
Se ci pensate è il contrario di quello che è poi successo nel ventesimo secolo, quando le atrocità sono così spaventose che la propaganda stessa non ci crede, non le ripete, lo sterminio degli ebrei, le camera gas, la gente non ci può neanche credere, invece nell'ottocento è il contrario, si inventa di tutto, la gente se lo beve, noi oggi sappiamo che in realtà non succedeva ma l'odio era tangibile. E dopo cinque giorni Radetzky si rende conto che deve abbandonare Milano.
13:48
Scrive a Vienna «Questa è la più terribile decisione della mia vita, ma non posso tenere più a lungo Milano.
13:59
Tutto il paese in rivolta, perché non è solo Milano e Venezia, ma sono tutte le città del Lombardo-Veneto che stanno insorgendo e cacciando le guarnigioni austriache».
14:12
Radetzky continua sono minacciato alle spalle dai piemontesi perché Carlo Alberto non ha ancora dichiarato guerra ma avendo dato lo statuto si sa da che parte sta può approfittarne in qualunque momento possono rompere tutti i ponti alle mie spalle se Radetzky abbandona Milano dovrà ritirarsi verso oriente tutti quei fiumi da attraversare non so niente di ciò che accade alle spalle dell'esercito Dunque Radetzky abbandona Milano con la sensazione che ha preso una decisione spaventosa e che se riesce a salvare il suo esercito, quel che ne resta, sarà già una bella fortuna.
14:53
A Milano si parla di certi ufficiali austriaci che se pagati bene hanno fatto sapere che loro sono disposti a consegnare Radetzky.
15:03
Il governo provvisorio ne discute. Carlo Cattaneo è l'unico che dice «tiriamo fuori i soldi subito».
15:11
gli altri ricordate questi nomi dai tempi della scuola gabrio casati ecco gli altri dicono no non è una cosa da gentiluomini il radetzky lo prenderemo lo stesso e dunque il 22 marzo radetzky abbandona milano il 23 marzo carlo alberto dichiara guerra In tempi normali sarebbe una cosa folle, l'impero austriaco ha sette volte il numero di abitanti del Piemonte, del regno di Sardegna, ma è in preda alla rivoluzione.
15:47
E poi non solo, anche gli altri stati italiani, un po' credendoci e un po' per forza, perché la gente ci crede e lo vuole, anche gli altri sovrani italiani sono disposti a dare una mano. La prima guerra di indipendenza la combatte in sostanza l'esercito sabaudo, ma in realtà con l'appoggio di contingenti venuti anche dagli altri stati italiani. Tutti mandano truppe, il Papa Pio IX, il Granduca di Toscana, il Re di Napoli.
16:16
Tutti mandano truppe per quella che è sentita come una guerra italiana.
16:23
Potrebbe anche diventare qualcosa di più, potrebbe diventare una guerra rivoluzionaria, perché sull'onda di questo movimento chissà cosa potrebbe succedere.
16:37
Ecco, questa è precisamente la cosa che Carlo Alberto e anche gli altri sovrani non vogliono.
16:42
perché è una guerra per cacciare gli austriaci e magari fare una confederazione italiana, magari un regno d'Italia. Questo sì, ma la rivoluzione no, nessuno la vuole la rivoluzione. E così una delle prime cose che succedono è che Carlo Alberto dichiara guerra. Da tutta Italia arrivano in folla i volontari per servire nel suo esercito e non vengono presi.
17:08
perché armare tutta questa gente troppo entusiasta poi chissà quanti di loro sono dei rossi pericolosi ecco non mettiamo il fucile in mano al popolo la guerra la farà l'esercito del re il quale esercito del re la guerra la fa credendoci ma con fatica perché anche per l'esercito piemontese questa storia di fare la guerra per l'italia è una cosa mai sentita la fanno inalberano il tricolore che ha una valenza fortissima in quel momento era proibito fino a poco tempo prima in tutti gli stati italiani Carlo Alberto fa accettare al suo esercito di andare in guerra col tricolore in testa ma gli ufficiali fra loro si dicono certo che è tutto diverso come ci avevano spiegato fino a poco tempo fa il duca di Genova uno dei figli di Carlo Alberto ci siamo battuti per una causa grande e generosa se si vuole ma totalmente opposta a tutti i principi in cui eravamo stati allevati perché l'esercito piemontese è l'esercito di una monarchia assoluta della restaurazione che fino a pochi anni prima condannava a morte i mazzini e i garibaldi e gli ufficiali sono ancora quelli generali sono ancora quelli Anche i soldati sono quelli ma i
18:29
soldati gridano viva l'Italia senza che nessuno gliel'abbia detto perché queste parole d'ordine corrono fra la gente e all'inizio l'entusiasmo è molto forte.
18:42
Dunque i piemontesi si preparano a invadere il Lombardo Veneto dietro a Radetzky in ritirata.
18:50
Io devo ancora fermarmi un momento per dirvi due parole su come sono fatti questi due eserciti, cioè chi sono questi soldati? Chi sono i soldati all'epoca? Cosa vuol dire essere soldato?
19:04
Sono tutti coscritti che fanno il soldato per forza, volontari che abbiamo voglia di fare quel mestiere, sì ne trovi qualcuno ma pochi, il grosso dei soldati sono coscritti, c'è la leva obbligatoria.
19:17
ma non è come il servizio di leva che molti di noi hanno conosciuto nel novecento che tutti i giovanotti o quasi tutti dovevano fare il loro servizio gli stati dell'ottocento non hanno i soldi per avere così tanti soldati non li vorrebbero neanche basta che una piccola percentuale dei giovanotti faccia il soldato come si fa a decidere chi lo fa semplicissimo se tira a sorte Giovanotti a vent'anni vanno dal sindaco, tirano il numero, quelli che hanno tirato il numero sbagliato fanno il servizio militare.
19:52
A questo punto ci sono due possibilità, ci sono gli stati dove i militari dicono soldati ne vogliamo pochi ma buoni, per fare un buon soldato deve restare parecchi anni, Questo è quello che viene chiamato nel gergo dell'epoca l'esercito di qualità o l'esercito di caserma. L'esercito austriaco è fatto così. Lì i disgraziati che hanno tirato il numero basso fanno otto anni di servizio militare.
20:23
Lì sbattono in un'altra provincia dell'impero dove la gente non parla neanche la loro lingua. Così l'esercito è una struttura separata dalla società che obbedisce soltanto al suo imperatore.
20:34
I piemontesi seguono l'altra filosofia che è quella dell'esercito di quantità che dice ne prendiamo un po' di più, però gli facciamo fare solo un anno, poi li mandiamo a casa. Questo politicamente conta molto, la gente è contenta che il servizio militare sia corto.
20:53
Li mandiamo a casa però per un po' di anni devono tenersi pronti, se c'è la guerra li richiamiamo.
20:59
Quindi mentre l'esercito austriaco è fatto di soldati di lungo termine che prestano servizio per anni, Carlo Alberto quando fa la guerra richiama da casa un gran numero di riservisti che si sono fatti il loro unico anno di servizio. Poi sono tornati a casa, si sono sposati, hanno trovato un lavoro e adesso vengono richiamati, scrive Carlo Cattaneo.
21:26
dal Piemonte fu spinta sul Mincio, a marce forzate, un'agente staccata appena dagli aratri e dai telai, male ammaestrata nelle armi e arrugginita per i lunghi congedi.
21:45
Siccome sappiamo tutti com'è finita questa guerra del 48, non rischio di rovinare la suspense se vi dico che cominciamo pian pianino a vedere i motivi per cui si è persa questa guerra.
21:57
Diciamo ancora un'ultima cosa, questi eserciti di riservisti, di contadini, di operai richiamati potrebbero anche funzionare bene se ci fossero gli ufficiali per inquadrarli. Bisognerebbe avere tanti ufficiali di complemento, richiami i soldati e richiami anche gli ufficiali.
22:14
Ma pensate alla mentalità dell'epoca, al conflitto sociale, ai privilegi dell'aristocrazia, alla paura che i governi reazionari hanno nei confronti della borghesia liberale, colta, pericolosa. Ufficiali di complemento? Chi sarebbero? Eh, medici, avvocati, maestri di scuola, quella gente lì nell'esercito piemontese non la vogliono.
22:39
Quindi i piemontesi richiamano un sacco di soldati ma hanno pochissimi ufficiali. Grossi battaglioni con tanti uomini che non sanno bene cosa devono fare e hanno pochi ufficiali che gli spiegano cosa devono fare.
22:56
Finalmente chi comanda questi due eserciti? Li abbiamo già nominati.
23:01
Da una parte c'è Carlo Alberto, a 50 anni.
23:05
Carlo Alberto è uno di quei nobili piemontesi di quella generazione che è cresciuta sotto Napoleone, quando il Piemonte era annesso alla Francia, e quella generazione, la stessa di Cavour, che è cresciuta parlando francese più che italiano.
23:20
Carlo Alberto è cresciuto a Parigi, sotto Napoleone, ha fatto in tempo a essere nominato tenente nell'esercito di Napoleone, ma proprio all'ultimo momento, la guerra non l'ha mai fatta.
23:32
l'ha poi fatta qualche anno dopo, ha partecipato a una guerra in Spagna dalla parte di quelli che reprimevano la rivoluzione naturalmente, quindi un po' di esperienza da ufficiale l'ha fatta, ma un esercito non l'ha mai comandato, non ha nessuna idea di cosa si deve fare e lo vedremo.
23:50
Dall'altra parte invece, per disgrazia di Carlo Alberto, c'è uno che la guerra la sa fare, il felmaresciallo Conte Radetzky.
24:02
ovvero Johann Josef Wenzel Graf Radetzky von Radetz, il quale ha 82 anni in un mondo in cui a 50 anni si è vecchi e però non si è dimenticato tutto. Avere 82 anni nel 48 vuol dire che Radetzky era già generale al tempo di Napoleone, ha combattuto ad Austerlitz, a Wagram, comandando delle divisioni.
24:29
A 82 anni è un po' rallentato e Però qualcosa si ricorda ancora.
24:38
E dunque, il 23 marzo scoppia la guerra. Radetzky è appena uscito da Milano col suo esercito, fiaccato da cinque giorni di macello nelle strade. Cosa vuole fare? Ecco, quando uno racconta una guerra, la cosa più importante secondo me è fare in modo che chi ti ascolta abbia sempre presente che lì c'è della gente che vuole fare qualcosa.
24:59
Oppure come Carlo Alberto che non sa cosa fare, però quella allora è la tragedia. Il buon generale vuole sempre fare qualcosa e ci prova, sapendo che riuscirci sarà difficilissimo, non fosse altro perché hai di fronte qualcuno il cui unico scopo nella vita è di impedirti di fare quello che tu vorresti fare.
25:18
Se lo sai però cosa vuoi fare è già una cosa utile.
25:22
Radetzky se ne va da Milano, in che direzione?
25:27
Qui mi appello di nuovo ai vostri ricordi di scuola. Mai sentito parlare del quadrilatero?
25:33
Ecco, cos'è il quadrilatero? Due grandi città fortificate, Verona e Mantova, altre due fortezze, Peschiera e Legnago, quindi una zona sicura.
25:45
Il lago di Garda che la protegge a nord, di lì non si passa. Il Po che la protegge a sud, di lì non si passa. La valle dell'Adige per andare in Austria, per avere comunicazioni, ricevere rifornimenti, rinforzi, una posizione strategica perfetta. Radetzky si dirige in quella direzione, senza sapere cosa troverà, perché le città lombarde e venete stanno tutte insorgendo.
26:12
senza sapere a ogni momento se nel prossimo villaggio i contadini non gli spareranno addosso con i suoi soldati che disertano specialmente i reggimenti italiani disertano in massa col terrore che i piemontesi attraversino il ticino e gli arrivino addosso con un esercito che in quel momento sarebbe grande il triplo del suo carlo alberto dichiara guerra e non si muove È questione di ore, di giorni al massimo.
26:44
Già tre giorni dopo a Milano fremono.
26:47
Carlo Alberto ha mandato a Milano il generale Passalacqua e il 25 marzo il generale Passalacqua scrive da Milano a Torino al ministro della guerra creda eccellenza che se vogliamo riuscire a qualcosa di onorevole bisogna assolutamente che la nostra armata cerchi il nemico.
27:12
finalmente quel 25 marzo l'avanguardia piemontese passa il Ticino ma tutto l'esercito ci mette cinque giorni per passarlo il 29 quando hanno passato il Ticino Radetzky ha già passato l'olio e ha avuto buone notizie non tutte le città lombarde sono in sorte Verona e Mantova non sono in sorte la guarnigione austriaca tiene Il 2 aprile Radetzky entra a Verona.
27:43
Quel giorno Carlo Alberto con l'esercito piemontese è fermo a Cremona, a 100 chilometri di lì.
27:55
E si chiede cosa deve fare adesso.
27:59
restare fermi non si può ci sono i giornali che tempestano l'opinione pubblica bisogna andare avanti certo davanti ci sono le fortezze del quadrilatero con l'esercito austriaco dentro però noi siamo più forti poi arrivano i napoletani arrivano i toscani arriveranno perfino quelli del papa sembra e dunque andiamo un po' avanti piano il 6-7 aprile passano l'oglio passato l'oglio però rallentano ancora perché adesso sono in paese nemico e far la guerra in paese nemico è difficilissimo, in un paese straniero che non conosci.
28:41
Si scopre al passaggio dell'Oglio che lo Stato Maggiore a Torino non ha preparato delle carte del Veneto, non le ha date neanche ai generali, nessuno ha una carta geografica del paese dall'Oglio in poi.
28:57
il generale Bava che comanda un corpo d'armata scrive poi nel suo libro sulla guerra non siamo neanche andati in libreria a comprarla e siamo partiti così in fretta passato l'olio non conoscono il paese per conoscerlo bisognerebbe avere della cavalleria leggera che vada in giro in ricognizione a battere la campagna a chiedere informazioni l'esercito piemontese ha dei meravigliosi reggimenti di corazzieri di cavalleria pesante di quella che viene mandata alla carica per sfondare tutto cavalleria leggera non ne hanno neanche un reggimento davanti a loro ci sono gli austriaci che hanno la miglior cavalleria leggera del mondo perché loro hanno gli ungheresi e quindi gli inventori degli ustari hanno i polacchi inventori dei lanceri degli ulani quindi radetzky ha un sacco di cavalleria leggera che batte il paese e ovunque i piemontesi dove mettono il naso c'è sempre il terrore che spuntino all'improvviso gli ulani austriaci da chissà dove Appena passato l'olio cominciano i casi di panico, le sentinelle che si sparano addosso da sole, i contadini scambiati per reggimenti austriaci.
30:06
Carlo Alberto in queste condizioni va pianino pianino.
30:10
Fra il 9 e l'11 aprile si arriva al Mincio, poi ci sarà anche l'Adige, cioè non finisce mai questa cosa dei fiumi da passare, però il Mincio è una cosa seria perché lì ci sono pochi ponti e gli austriaci per la facciata soltanto, senza crederci, questi ponti li difendono, quindi bisogna sparare qualche fucilata per prenderli, ma proprio pochissime fucilate, non ci scappa neanche un morto. Però la presa di questi tre ponti viene celebrata dai giornali italiani. Questi tre ponti si trovano in luoghi che tutti avete sentito nominare perché in tutte le nostre città ci sono vie dedicate a questi luoghi.
30:47
Goito, vabbè a Goito si farà poi anche una battaglia vera, Monzambano e Valeggio.
30:53
In questi tre posti si prendono i ponti e si passa il Mincio, uno direbbe no.
31:00
Abbiamo preso i ponti, però andare dall'altra parte non sappiamo cosa troviamo. Restiamo di qua.
31:07
Non è che qualcuna di quelle città potrebbe farci il piacere di insorgere?
31:11
Mantova, Verona, dormono?
31:15
Finalmente arriva la notizia che a Mantova i patrioti preparano l'insurrezione.
31:20
Lì c'è di Guarnigione un reggimento italiano.
31:23
Potrebbe unirsi ai rivoltosi.
31:26
Perciò si decide di marciare verso Mantova.
31:30
che tra l'altro è sempre di qua dal Mincio, così non bisogna passarlo, si marcia verso Mantova. Qui la principale cosa che viene fuori è che, vi leggo direttamente, il generale Bava, in questa spedizione ci toccò osservare come quelle popolazioni siano fredde e poco o nulla animate a favore della causa italiana, inclinando forse più verso il tedesco.
32:00
che ha sempre cercato possibilmente di favoreggiarle.
32:04
Ecco qui non posso fare meno di dire una parola, ma proprio solo una, su questa faccenda, perché come voi sapete la reazione alla retorica risorgimentale ha fatto sì che oggi sia molto di moda di dire vabbè ma il risorgimento in realtà in Italia non lo voleva nessuno, la gente non c'era, i contadini non c'erano, non ci stavano.
32:23
Ecco, chiaro che un rapporto come questo fa impressione, Ma il generale Bava è impressionato dal fatto che i contadini del Mantovano sono ostili perché fin lì i contadini lombardi invece erano insorti.
32:39
Dunque ancora una volta il problema è che il paese è l'Italia e non è mai un paese unito dove tutti la pensano allo stesso modo.
32:49
Ma la cosa interessante è che già all'epoca, ecco io dicevo prima di recente si mette in discussione la partecipazione popolare italiana al risorgimento, non è mica vero, già all'epoca si metteva in dubbio. Chi? I giornali tedeschi, i giornali austriaci.
33:05
I giornali tedeschi e austriaci scrivevano tutta questa rivoluzione italiana è un raggiro dei nobili, di questi quattro gatti, Questo è un passo talmente pazzesco, credo dalla Frankfurter Zeitung, che ve lo leggo, due righe. Tutto il moto d'Italia era giro di pochi nobili, di pochi individui della razza bianca, la quale opprime e spolpa la razza bruna, indigena delle campagne d'Italia, costantemente e vanamente difesa dagli amministratori austriaci.
33:43
Noi a volte ci dimentichiamo con che disinvoltura si parlava di razza una volta, prima che il nazismo rendesse impossibile usare questa terminologia. Qui addirittura i nobili sono la razza bianca e i contadini la razza bruna. Carlo Cattaneo quando l'anno dopo andrà in esilio a Parigi scoprirà che a Parigi ci credono.
34:01
A Parigi tutti gli dicono nei salotti ma sì ma voi italiani si sa questa storia della patria, della libertà, è una roba che interessa quattro gentiluomini che hanno viaggiato e che non ha niente da fare, il popolo italiano è fatto di lazzaroni, a loro non importa niente, Carlo Cattaneo frigge, anche perché lui le ha viste le strade di Milano piene di cadaveri e quindi lo sa che il popolo non è tutto la stessa cosa.
34:28
un conto è un popolano di una città, un conto è un contadino di una campagna cattolica e ancora tante altre sfumature.
34:35
Chiuso, non siamo qui per risolvere questo problema ma solo per dirvi che già allora ci si scannava su questo tema, quanto ci credono gli italiani nella loro rivoluzione.
34:47
Dunque stiamo andando a Mantova dove dovrebbe scoppiare l'insurrezione e in effetti i cittadini sono scesi in piazza, hanno chiesto le armi Poi è intervenuto il vescovo che ha predicato la calma, il non correre rischi, i cittadini hanno detto beh in fondo tutto sommato è vero, sono tornati a casa.
35:09
Radetzky ha buttato dentro un altro reggimento, fine dell'insurrezione di Mantua.
35:15
A questo punto i piemontesi si dicono beh cosa facciamo?
35:21
Ci sarebbe sempre Peschiera. La prima delle quattro fortezze è Peschiera. E la più piccola?
35:27
La assediamo? Sì, assediamo Peschiera. Almeno stiamo facendo qualcosa.
35:33
capite che il problema è che assediare le fortezze è il modo in cui si faceva la guerra nel settecento prima che arrivasse Napoleone che ha insegnato che la guerra si fa muovendosi vai a cercare il nemico e lo annienti poi le fortezze cadono da sole invece Carlo Alberto dice no no assediamo Peschiera fate venire l'artiglieria pesante dal Piemonte e l'artiglieria pesante da assedio si mette in movimento per arrivare a Peschiera tanto c'è tempo e invece non hanno tempo perché a Gorizia un altro generale austriaco in Nugent ha radunato tutte le guarnigioni cacciate dalle varie città venete ha reclutato truppe in Croazia e adesso ha un piccolo esercito e si prepara a mettersi in movimento verso ovest per andare a rafforzare Radetzky Il Nugent è un altro vecchione, un po' meno, a 71 anni, per l'epoca sono sempre tanti.
36:34
È un irlandese al servizio austriaco fin dalla fine del Settecento. Anche lui ha comandato degli eserciti nelle guerre napoleoniche, quello che ha sconfitto Gioacchino Miura. Adesso è vecchio, però anche lui il mestiere lo conosce.
36:48
Il 17 aprile Nugent varca a Lisonzo.
36:52
Visualizzate la cartina, vero? Perché si tratta di movimenti.
36:56
Il 22 aprile prende Udine.
36:58
È la prima grande città veneta in sorta che gli austriaci riconquistano con la forza.
37:06
E intanto Carlo Alberto aspetta l'artiglieria per cominciare l'assedio di Peschiera.
37:11
I suoi gli dicono ma andiamo a dare un'occhiata verso Verona, andiamo a dare un'occhiata verso Verona.
37:17
Bisogna passare anche l'Adige, sono sempre grossi guai però c'è un ponte.
37:23
C'è un ponte difeso dagli austriaci, vuol dire proprio che non vogliono che passiamo di lì, andiamo e passiamo con la forza. Questo ponte si trova in un altro luogo che tutti avete sentito nominare, Pastrengo.
37:36
A Pastrengo, a nord di Verona, verso la valle dell'Adige, è importante perché se gli italiani sfondano e bloccano la strada fra Verona e Trento, per Radetzky è una seccatura grossa, quindi la mossa non è sbagliata.
37:50
Carlo Alberto attacca gli austriaci a Pastrengo, è la prima vera battaglia della prima guerra di indipendenza e come sapete è vinta, se no non ci sarebbero le strade intitolate via Pastrengo, gli austriaci sono la metà, Radetzky ha sbagliato a lasciare lì così tante truppe, in quei casi o ci metti tutto l'esercito o non ci metti nessuno, metterci 8.000 uomini vuol dire farseli mangiare, ci fosse stato Napoleone davanti, quegli 8.000 uomini se li mangiava tutti.
38:22
Carlo Alberto non è Napoleone, attacca, pianino, quando sembra che si metta male c'è la famosa carica dei carabinieri a cavallo, uno squadrone, 100 uomini, caricano, gli austriaci si ritirano, la battaglia di Pastrengo è finita.
38:42
I piemontesi hanno avuto 15 morti e 90 feriti.
38:47
Lo 0,7% delle forze impegnate.
38:53
Gli austrici che hanno perso hanno avuto il 5% di perdite. Perché vi dico questo?
38:59
Che può sembrare una cosa sgradevole stare qui a dire che ridicoli hanno fatto pochi morti, ma se si racconta una guerra bisogna raccontarla con i termini delle guerre.
39:07
Nelle battaglie di Napoleone era normale che ognuno dei due eserciti perdesse in un giorno di battaglia il 20-25% degli uomini impegnati. Spaventoso.
39:23
ma se a Pastrengo Carlo Alberto perde lo 0,7% dei suoi uomini e l'intera forza austriaca si ritira davanti a lui invece di essere mangiata vuol dire una sola cosa che da una parte e dall'altra ci vanno molto prudenti sia i generali sia le truppe non fanno un passo di troppo sparano ci fermiamo intanto sono arrivati i cannoni finalmente si comincia l'assedio di peschiera e sono arrivati anche i soldati del papa al comando del generale Durando un vecchio generale non generale un vecchio rivoluzionario piemontese che ha combattuto nelle guerre civili di mezza europa tipo bizzarro per fare il generale del papa ma il papa non ha generali ha dovuto assumerne uno e ha preso questo Durando che sembrava se ne intendesse Durando arriva al Po dall'Emilia Romagna con un piccolo esercito, una divisione regolare pontificia e una divisione di volontari romani, c'è davvero tutta Italia.
40:27
Appena Durando è arrivato al Po con le truppe pontifice Pio IX cambia idea.
40:34
Il 29 aprile Pio IX dichiara ufficialmente che i cardinali gli hanno spiegato che il Papa non può partecipare a una guerra fratricida contro una potenza cattolica e quindi le sue truppe si devono ritirare.
40:49
Ma per fortuna è il 48 e nel 48 succedono le cose più incredibili. Il generale Durando, comandante dell'esercito del Papa, decide che lui disobbedisce al Papa.
41:00
E quindi rimane lì e anzi passa molto lentamente il Po e si inoltra nel Veneto.
41:09
Potrebbe andare a sbarrare la strada a Nugent che viene giù da Udine. È arrivato a Feltre, Belluno, sta scendendo sempre più giù, scende verso Treviso, durando sale con l'esercito pontificio.
41:28
Dipende da chi è più bravo dei due.
41:30
Gli sbarra la strada, oppure l'altro è più bravo e riesce a superarlo.
41:37
Nugent, 71 anni, che però ha comandato degli eserciti al tempo di Napoleone, Durando, che è molto più giovane, rivoluzionario, ne ha fatti tutti colori, ma un esercito non l'ha mai comandato. Non c'è niente da fare. Nugent passa. Durando non lo trova.
41:54
Nugent passa oltre.
41:57
Il 25 maggio Radetzky a Verona riceve i rinforzi. I piemonteggi sono sempre fermi ad assediare Peschiera.
42:05
Radetzky non è Napoleone ma sa fare la guerra. Appena ricevuti i rinforzi attacca.
42:11
Il 27 maggio esce da Verona la sera.
42:15
Ora di nuovo, lo so che era più facile se vi portavo una cartina ma tanto quelli in fondo non la vedevano lo stesso.
42:21
Pensate a com'è fatta la pianura padana, i piemontesi hanno la sinistra a Pastrengo, sull'Adige, la destra davanti a Mantova, è un fronte di 70 chilometri, è un'epoca in cui non c'è nella radio né il telefono, non c'è niente, gli ordini li mandi con uno a cavallo, un esercito schierato su un fronte di 70 chilometri è troppo disperso.
42:47
Radetzky decide di attaccare all'estremità verso Mantova attacca davanti a Mantova c'è una divisione toscana con due battaglioni napoletani c'è il famoso battaglione degli studenti universitari di Pisa sono tutti schierati fra due paesini che anche questi li avete sempre sentiti nominare Curtatone e Montanara Ora la storia di Curtatone e Montanara si può raccontare in molti modi.
43:20
Si può raccontare l'eroica resistenza dei toscani che resistono un giorno intero fermando l'avanzata di Radetzky che altrimenti da sud avrebbe preso alle spalle i piemontesi.
43:32
Si può anche raccontare dicendo che già il giorno prima il generale Bava piemontese aveva avvertito il comandante toscano che Radetzky stava arrivando dicendogli fate qualcosa.
43:45
E secondo il generale Bava, il generale toscano Delogé non aveva fatto niente.
43:51
Si può anche raccontare la versione del generale toscano Delogé, il quale dice i piemontesi mi hanno detto che arrivavano gli austriaci, aspettavo che venissero aiutarmi, non si sono mossi i piemontesi.
44:01
Morale, eroico combattimento degli studenti pisani, ma la divisione toscana viene sbaragliata, scappa fino a Brescia e non ne esce più.
44:10
Radetzky ha passato il fondo dello schieramento italiano e può prendere sul fianco i piemontesi.
44:19
Carlo Alberto raduna quello che riesce a radunare una parte dell'esercito perché è troppo sparpagliato, viene giù incontro a Radetzky, era meglio magari se si fermava, ma non importa, viene giù lo stesso. E lì, lì si vede che dopo tutto neanche Radetzky è Napoleone. C'è un combattimento confuso, nessuno capisce molto, nessuno ha il coraggio di andare troppo dentro.
44:45
E la battaglia di Goito, quella vera, prima avevamo solo preso il ponte. Questa è la battaglia di Goito commemorata nei nomi delle nostre vie.
44:54
Radetzky dopo un pomeriggio di combattimenti incerti decide che non si passa, non ce l'ha fatta, gli è andata male, torna indietro.
45:05
Qui si vede bene che anche lui partecipa ormai di questa mentalità per cui non si va troppo a fondo, perché Radetzky alla battaglia di Goito, quanti morti ha avuto ve lo dico dopo, i piemontesi hanno avuto 45 morti e 260 feriti, l'1% delle perdite.
45:23
Ma in Italia naturalmente quello che conta è che la battaglia è vinta. Radetzky aveva attaccato e lo abbiamo fermato. L'esercito di Carlo Alberto si è salvato. I giornali italiani scrivono della grande vittoria.
45:37
Carlo Cattaneo a Milano legge i giornali ed è disgustato. Lui ormai è uscito dal governo provvisorio da sinistra.
45:44
E segue la propaganda governativa italiana con orrore. Carlo Cattaneo, dopo la battaglia di Goito, a Milano il governo vanissimo e ignorante annunciò che il nemico era fuggito dirottamente lasciando 5.000 morti.
46:03
Gli austriaci a Goito ebbero 68 morti.
46:07
Però è una vittoria e il giorno dopo Peschiera si arrende.
46:12
Sono le regole della guerra, il comandante di Peschiera sapeva, arriva Radetzky, se arriva a soccorrermi io tengo. Se Radetzky è battuto io ho fatto il mio dovere e ho il diritto di arrendermi, salvare i miei uomini. Peschiera si arrende e i soldati gridano a Carlo Alberto, viva il re d'Italia.
46:31
Non basta, arriva la notizia che qualche giorno prima a Vienna è scoppiata di nuovo la rivoluzione.
46:38
E può anche darsi che Radetzky venga richiamato a Vienna con le truppe per sparare sugli studenti. Dunque apparentemente non potrebbe andare meglio.
46:49
Cosa si fa?
46:52
Si sta fermi naturalmente, cercando di decidere qual è la cosa migliore da fare.
46:59
Cosa fa Radetzky?
47:01
Radetzky dice l'unica cosa che non posso fare è star fermo, mi muovo, mi è andata male di qua, torno indietro, ci sono le città venete in sorte, c'è Durando con i pontifici, andiamo a occuparci un po' di loro.
47:13
Radetzky fulmineamente marcia su Vicenza, quindi torna indietro. A Vicenza arriva Durando con i pontifici, la posizione è fortissima, Durando garantisce, qui possiamo tenere anche otto giorni.
47:27
Intanto i piemontesi possono passare finalmente il mincio e anche l'Adige magari attaccare Radetzky alle spalle. Durando manda un messaggio di questo tipo, io sto qua fermo otto giorni garantito, venite.
47:42
Il primo giorno Radetzky attacca, sbaraglia i pontifici, Durando si arrende, chiede l'armistizio.
47:50
firma una convenzione per cui si ritira al di là del Po e si impegna a non partecipare più alla guerra per tre mesi tutte le città venete tranne Venezia sono riconquistate dagli austriaci segue un mese durante il quale nessuno fa niente Radetzky aspetta rinforzi ha già fatto abbastanza Carlo Alberto non sa cosa fare il re di Napoli lo sa ritira le poche truppe che aveva mandato A Milano si scopre un nuovo problema, la guerra la stanno facendo solo i piemontesi, non c'è un esercito lombardo, dobbiamo assolutamente mandare un esercito lombardo, reclutiamo volontari.
48:33
Il clima è già un po' cambiato anche a Milano, si trovano pochi volontari. Allora il governo provvisorio di Milano stabilisce che è un governo, quindi ha il diritto di richiamare i soldati in congedo.
48:46
gli ex soldati austriaci in congedo certo hanno sempre l'obbligo di obbedire al governo vengono richiamati non ci sono divise li mandano al fronte senza divisa arrivati al fronte vengono a sapere che gli austriaci fucilano quelli trovati col fucile in mano senza divisa quindi le truppe milanesi dichiarano che loro finché non gli danno una divisa non combattono allora a Milano vanno a vedere nei magazzini sono pieni di divise austriache decidono di vestire le truppe milanesi con divise austriache.
49:21
Ma per fortuna non ce n'è abbastanza, quindi i soldati partono vestiti come vogliono loro, scrive Carlo Cattaneo che ormai si mette le mani nei capelli.
49:31
vestiti con giubbotti di tela, i più con berretto, alcuni con cappelli di feltro, di paglia, di ogni foggia, reggimenti informi che parevano agli stipendi del più pitocco popolo del globo.
49:50
Però le truppe arrivano al fronte e i giornalisti insistono, bisogna fare qualcosa, Carlo Alberto è tormentato. Eppure l'occasione ci sarebbe, il 4 luglio Carlo Alberto ha il colpo di fortuna della sua vita, arriva a proporsi al suo servizio il più grande generale italiano di tutti i tempi, Garibaldi.
50:12
Arriva Garibaldi che è venuto dritto dall'America con un po' di uomini per partecipare alla rivoluzione italiana. Il 4 luglio si presenta a Carlo Alberto offrendogli la sua spada.
50:25
Carlo Alberto scrive al ministro della guerra.
50:29
Ho concesso oggi udienza al celebre generale Garibaldi.
50:35
Dice Garibaldi mi ha offerto il suo aiuto, suo e dei suoi amici, tutti questi rossi.
50:41
Continua la citazione della lettera di Carlo Alberto. I precedenti di questi signori e specialmente del sedicente generale il suo famoso proclama repubblicano ci rendono assolutamente impossibile accettarli nell'esercito.
50:57
Si potrebbe forse dar loro un sussidio purché si tolgano dai piedi.
51:04
Di conseguenza Garibaldi viene cacciato.
51:07
L'esercito è sempre disteso su 70 chilometri, da Pastrengo a Mantua, dal Mincio al Po. Non funziona niente, non funziona il servizio dei viveri. I soldati muoiono di fame in mezzo alle province più ricche d'Europa.
51:22
fa un caldo da morire, letteralmente, le divise sono di panno pesante, non si conosce niente di igiene contro la calura del sole, non si contano le notizie di soldati e ufficiali che muoiono di sincope in campo sotto il sole.
51:41
Radetzky aspetta di ricevere rinforzi e poi si muove.
51:46
Il 29 luglio viene avanti, comincia a tastare in vari punti, scopre che i piemontesi sono deboli a nord, sull'Adige attacca, sfonda, li mette in fuga.
51:58
Viene avanti, corre un rischio perché la parte destra dell'esercito piemontese dove c'è Carlo Alberto è ancora lì, potrebbe attaccarlo sul fianco, lo attacca sul fianco. Radeschi sta salendo verso occidente e Carlo Alberto lo attacca da sud, fra il Mincio e l'Adige, vicino ai ponti del Mincio, in un posto chiamato Custoza.
52:23
In realtà se uno guarda sulla cartina questi eserciti sono molto grandi rispetto al territorio, non è che stanno tutti in un paesino, la battaglia si svolge su un vasto territorio, ma Custoza è il posto simbolico. Carlo Alberto attacca, come al solito, ormai lo abbiamo capito, attacca con poca convinzione, poco convinto lui, poco convinti i soldati, nessuno ha voglia di farsi ammazzare.
52:46
Combattono per un paio di giorni, poi si rendono conto che non passano, Radetzky ha vinto.
52:52
Radetzky, come al solito, nella battaglia di Custozza si è giocato più truppe, ha avuto più perdite, ha perso il 5% del suo esercito. Non è mai una battaglia napoleonica, lo vedete. Napoleone perdeva il 20% pur di non smettere e continuare. Questi si fermano prima. Carlo Alberto ha perso il 2%, si ferma.
53:14
E Radetzky non si ferma. Ha vinto, benissimo, andiamo avanti. Passa lui il Mincio verso Occidente.
53:21
E le strade che collegano l'esercito di Carlo Alberto alla madrepatria, al Piemonte, quelle strade sono lì, gli austrici ci arrivano sopra, ci tagliano la ritirata.
53:31
Cosa tragica davvero per un esercito che non può vivere se non ha una linea di collegamento con la patria da cui arrivano le notizie, i rinforzi, i soldi, tutto.
53:43
Dunque la situazione è drammatica. Carlo Alberto chiede l'armistizio.
53:50
27 luglio.
53:52
Radetzky è talmente stupefatto che questi alla prima sconfitta gli offrono già l'armistizio che non chiede quasi niente. Gli basta che i piemontesi si ritirino dietro l'Adda.
54:02
Potrebbero tenere Milano quindi. È un'offerta straordinaria. Carlo Alberto dice mai, mai accetterò condizioni così vergognose. La guerra continua.
54:15
Di conseguenza si ritirano però.
54:17
passano il Mincio, fanno saltare il ponte di Goito, 27 luglio passano il Mincio, 28 luglio passano l'Oglio, all'andata ci avevano messo una settimana, al ritorno ci mettono un giorno, 31 luglio passano l'Adda, lasciando dietro di sé un paese terrorizzato perché tutto il paese era insorto e adesso hanno tutti il terrore delle rappresaglie, adesso tornano gli austriaci, Cremona è quasi abbandonata dagli abitanti indietro rimangono solo i malati tantissimi non hanno abbastanza ospedali non hanno medici innumerevoli soldati malati sono lasciati indietro si spera di resistere sull'Adda ma gli austriaci sono più bravi il primo agosto passano anche l'Adda a questo punto Carlo Alberto tanto per cambiare deve decidere cosa fare torno in Piemonte e non se ne parla più non sia mai difenderò Milano Carlo Alberto decide di marciare su Milano e difenderla e qui si è discusso moltissimo perché ovviamente le fonti diciamo così monarchiche dicono l'atto eroico del re che decide di sacrificarsi col suo esercito per salvare Milano.
55:31
Poi ci sono quelli che dicono, sì, aveva una gran paura che scoppiasse la rivoluzione a Milano, alla notizia che il re aveva perso la guerra. Aveva una gran paura che proclamassero la Repubblica a Milano, perciò preferisce andarci lui con l'esercito.
55:47
Fatto sta che ci va e questa estate è caldissima, pazzesca.
55:53
la sera del 2 agosto c'è un uragano con grandine così grossa che ammazza uomini e cavalli i soldati si ritirano da giorni senza niente da mangiare in condizioni disastrose il 3 agosto arrivano a Milano e trovano una popolazione ostile perché a Milano ormai si sono detti il re ci sta per mollare il clima non è più quello E comunque i piemontesi si trincerano in quella che oggi è parte di Milano e allora era una remota periferia di Cascinali.
56:24
Per il piacere dei milanesi lo dico, la linea di difesa va da Chiesa Rossa al Vigentino, al Corvetto, fino a Calvairate. Ci si schiera lì il 3 agosto, sperando di difendere Milano. Il giorno dopo, Radetzky non perde tempo, il 4 agosto Radetzky attacca.
56:43
Dopo un giorno di combattimenti Carlo Alberto si arrende.
56:48
Dichiara che non ha viveri, non ha munizioni. I milanesi poi sosterranno, non è vero, la città era piena di viveri, era piena di munizioni, piena di gente pronta a combattere. Carlo Alberto preferisce arrendersi. Chiede l'armistizio. A questo punto però Milano la deve cedere. Le condizioni che aveva rifiutato pochi giorni prima sarebbero state da leccarsi i baffi. Invece no. L'armistizio vuol dire i piemontesi tornano in Piemonte. Milano viene ceduto agli austriaci.
57:17
I primi popolani milanesi che arrivano dalle barricate in periferia, in centro, dove c'è la folla in piazza, e dicono alla folla il re si è arreso, Milano è ceduto agli austriaci, vengono linciati dalla folla, che non ci crede, crede che siano spie austriache, provocatori. A Milano si suonano le campane a martello, si arma la gente, ma intanto gli austriaci stanno entrando.
57:44
C'è un momento in cui non si sa cosa può succedere perché l'esercito piemontese è in periferia e il re invece è in centro, è a Palazzo Greppi praticamente da solo con pochi aiutanti e fuori c'è la folla che urla.
57:59
Passa qualche ora durante le quali può succedere di tutto, può succedere che i milanesi invadano il palazzo e impicchino Carlo Alberto al balcone, come può succedere che le truppe piemontesi in periferia, che sono informate di quello che sta succedendo, attacchino Milano e la mettano a ferro e fuoco per salvare il loro re.
58:22
poi invece per miracolo si evita il peggio arriva un gruppetto di bersaglieri recupera Carlo Alberto lo porta fuori Milano e l'esercito se ne va e gli austriaci rientrano in Milano e insomma il peggio è evitato ma appunto peggio di così non poteva andare il 9 agosto si firma l'armistizio di Salasco la guerra è durata quattro mesi e mezzo immediatamente dopo questa è l'ultimissima cosa con cui chiudo la notizia arriva a Vienna dove la rivoluzione è finita era un fuoco di paglia sono tutti tranquilli arriva la notizia della grande vittoria di Radetzky e Johann Strauss per festeggiare compone quel pezzo che noi tutti gli anni al concerto di Capodanno ascoltiamo con tanto piacere la marcia di Radetzky che non viene composta per Capodanno ma a tamburo battente in pochi giorni l'armistizio del 9 agosto il 31 agosto a Vienna va la prima della marcia di Radetzky grazie la seconda guerra di indipendenza non sto a ripetere le cose che abbiamo detto ieri su come lo spazio come dire è condizionato in modo decisivo dal territorio su cui si combattono appunto non sto a ridirlo tanto peggio per chi come persona di Freddy non c'era ieri sera
59:40
non lo saprà mai la seconda guerra di indipendenza lo sappiamo tutti è la riedizione della prima con una grossa differenza è una riedizione della prima Nella prima ci abbiamo provato, nel 1948 si è detto forse si riesce a buttare fuori gli austriaci dal Lombardo Veneto.
60:00
Le forze non del regno di Sardegna da solo, figuriamoci, ma in quel momento sembrava di tutta Italia, ci stavano tutti, il Papa, il Re di Napoli, il Gran Duca di Toscana, magari bastano le nostre forze italiane per buttare fuori l'impero dal nord e invece non sono bastate.
60:20
nel 59 ci si riprova con una grossissima differenza che negli ultimi anni Cavour ha tramato in tutti i modi possibili per fare in modo che questa guerra stavolta si rifaccia con altre condizioni altre condizioni vuol dire non andiamo da soli non va più il regno di Sardegna praticamente da solo ma con un poderoso alleato con la massima potenza europea almeno continentale la Francia La cosa riesce, in altre parole Cavour riesce a convincere Napoleone III, che pure come politicante ne sapeva quasi quanto lui, che tutto sommato è nell'interesse della Francia e dell'impero aiutare gli italiani, dare questa botta all'impero d'Austria, ridimensionarlo.
61:12
Dunque Napoleone III ci sta.
61:14
nel gennaio del 1859 viene firmato un trattato di alleanza tra il regno di Sardegna e l'impero francese che in pratica equivale alla guerra contro l'Austria alla prima provocazione la Francia si impegna a entrare in guerra immediatamente il Piemonte comincia a richiamare riservisti a richiamare i soldati in congedo per mettere l'esercito sul piede di guerra immediatamente l'Austria comincia a richiamare riservisti e a mandare nuove truppe in Lombardia è la classica escalation una volta che le cose si sono innescate vanno avanti ma naturalmente quando c'è un escalation di questo tipo succede anche un'altra cosa che i governi, gli altri governi si preoccupano non è che succede qualcosa di grave che a noi non fa comodo a noi inglesi, a noi prussiani E se invece cercassimo di mettere pace?
62:17
C'è una questione italiana, certo, nessuno può negarlo, però molti governi preferirebbero che questa questione si risolvesse con un bel congresso.
62:29
Invitiamo gli austriaci e discutiamo con loro se sono disposti a dare qualcosa.
62:36
i piemontesi non è neanche detto che li invitiamo anzi gli austriaci dicono chiaramente noi veniamo se non invitate i piemontesi Cavour al congresso non lo vogliamo è un po' pesante ma il governo inglese ci pensa e anche il governo francese ci pensa perché Napoleone III da un lato si è lanciato ha firmato l'alleanza però al momento buono un po' di paura si prende all'idea che sto per fare la guerra questa idea di fare un congresso senza invitare il regno di Sardegna e mettersi d'accordo con l'Austria per qualche settimana circola e sembra proprio che vada a finire così Cavour vive le settimane più terrificanti della sua vita perché il congresso vorrebbe dire la catastrofe di tutta la sua politica Cavour minaccia di dimettersi e emigrare in America l'Italia evidentemente non è più un paese dove si possa fare qualcosa minaccia Napoleone III dicendogli guarda che se tu mi fai questo scherzo nel congresso io rendo pubbliche tutte le trattative segrete che abbiamo avuto ma Napoleone III esita ancora ci sono delle lettere di Cavour in questi giorni in cui Cavour dice faccio fatica a non perdere la testa me la tengo ferma con le mani perché
63:59
non scappi il 19 aprile sembra che Napoleone III abbia deciso si fa il congresso L'ambasciatore francese Valersky a Torino va a svegliare Cavour per dirgli che l'imperatore ha deciso.
64:13
Cavour salta sul letto e dichiara «ora non mi resta altro da fare che spararmi un colpo di pistola e farmi saltare la testa».
64:24
Quello stesso 19 aprile Cavour fa testamento.
64:29
e lascia una lettera per il nipote a Inardo, Cavour non si è mai sposato, non ha avuto figli, l'erede universale è il nipote, Cavour quel 19 aprile lascia una lettera al nipote, in cui gli dice «Speravo di farti ereditare un nome illustre e benedetto dagli italiani, invece probabilmente il tuo nome sarà associato alle sciagure del nostro paese».
64:56
Lo stesso giorno Cavour scrive al suo amministratore, sapete che Cavour è un grosso uomo d'affari, è l'uomo più ricco del regno, è un grandissimo imprenditore agricolo, scrive al suo fattore, a cui pochi giorni prima aveva dato ordine di vendere il bestiame.
65:14
perché le proprietà di Cavour sono nel Piemonte orientale vicino al confine e se si fa la guerra all'inizio non si sa cosa succede quindi l'amministratore di Cavour ha ordine di vendere il bestiame a costo di perderci ma il 19 aprile Cavour scrive di nuovo all'amministratore non si dia più verun fastidio per la pronta vendita dei buoi grassi già che pare che la guerra più non si faccia Salveremo le vacche, ma perderemo la causa italiana, che pareva prossima a una soluzione favorevole.
65:52
L'imperatore, Napoleone, è stato ingannato o è un traditore.
66:00
Come vedete la situazione è abbastanza drammatica. Dipende solo dall'Austria che Cavour si spare un colpo in testa e che la cosa sia finita lì. Se l'Austria accetta di andare al congresso, è finita.
66:13
per fortuna si può sempre contare sul governo austriaco in questi casi il governo austriaco decide che il congresso non gli basta vuole umiliare il regno di Sardegna fino in fondo e quindi prima di accettare il congresso gli austriaci due giorni dopo, 21 aprile mandano un ultimatum a Torino in cui ordinano al governo piemontese di licenziare i richiamati e rimettere l'esercito sul piede di pace altrimenti sarà la guerra Cavour riceve questo ultimatum e si illustra gli occhi, non riesce a crederci.
66:48
Ho avuto un'altra colpa di fortuna.
66:53
Non ci credeva più, invece sì, è scritto nero su bianco. Se non licenziate l'esercito, sarà la guerra. Cavour comunica subito a Parigi.
67:03
E a Parigi...
67:05
I piemontesi hanno tre giorni per rispondere, secondo l'ultimatum, ma è chiarissimo che diranno di no. Già il giorno dopo, a Parigi, la gazzetta ufficiale, che si chiama il Monitor, annuncia che Sua Maestà l'imperatore ha ordinato la formazione di un nuovo esercito, che si chiamerà Armée d'Italie, l'Armata d'Italia, come naturalmente l'armata dello zio, il grande Napoleone, ai vecchi gloriosi tempi.
67:34
Perché Napoleone III naturalmente è un nipote, Napoleone III è il nipote del vero grande Napoleone, figlio del fratello, ed è un uomo notevolissimo Napoleone III.
67:46
Poi come dire, la sua memoria davanti alla storia è rimasta un po' appannata dal fatto che undici anni fa, undici anni dopo, per gli storici si confondono un po' sempre presente, passato, è tutto sempre lì. Undici anni dopo Napoleone ha fatto una guerra idiota contro la Prussia, è stato sconfitto a Sedan, ha dovuto abdicare, è morto in disgrazia, quindi è passato alla storia come un imbecille. In realtà Napoleone III era un uomo di mille risorse. Nel 59 è un vecchio avventuriero di 50 anni che ha passato la vita a cospirare per cercare di diventare imperatore come suo zio.
68:26
ha preparato colpi di Stato, società segrete, è andato in esilio, ne ha fatti di tutti i colori.
68:32
Poi alla fine c'è riuscito, nel modo più imprevisto.
68:37
Chi c'era ieri si ricorderà, e anche gli altri, si ricordano che nel 1948 i francesi fanno la Repubblica.
68:43
Ma si sa che ai francesi l'idea dell'uomo forte comunque da Napoleone in poi non è mai dispiaciuta, quindi fanno la Repubblica. Ma chi eleggono Presidente della Repubblica? Il Principe Napoleone.
68:56
Il quale capisce subito che quella è la sua opportunità. Si presenta alle elezioni e viene eletto dal popolo presidente della Repubblica.
69:07
Ci mette solo qualche mese a preparare il colpo di Stato e proclamare l'impero.
69:13
Il colpo di Stato fa centinaia di morti in Francia e migliaia di persone in galera.
69:20
Però poi...
69:22
Schiacciata la resistenza delle piazze, il nuovo imperatore ripristina il suffragio universale, fa un bel plebiscito a suffragio universale e i francesi lo elengono imperatore.
69:37
Dopodiché Napoleone III continua a barcamenarsi in questo modo, è un classico bonapartista, nascerà una categoria politica, il bonapartismo. Quello che da un lato è un dittatore, però col consenso del popolo. Governa con la polizia segreta e con i plebisciti. Controlla i giornali, però c'è il Parlamento. È tutta una cosa difficile da gestire, bisogna essere bravi. Napoleone galleggia a lungo tra la destra clericale e la sinistra rivoluzionaria.
70:05
Quando decide di fare questa guerra in Italia ha fatto una scelta di sinistra.
70:11
La guerra in Italia non piace al Papa, non piace ai clericali. In Francia la destra cattolica è assolutamente ostile, però piace alla sinistra.
70:22
È una guerra di sinistra, è una guerra rivoluzionaria.
70:26
La stampa francese esalta l'imperatore che sta per ridare alla Francia la gloria che le spetta.
70:34
Escono articoli che dicono finalmente vendichiamo la battaglia di Waterloo. Poi avanti gli austrici non c'erano, ma insomma non importa, c'erano i prussiani.
70:42
La gente in piazza canta la marsigliese, che è proibita ufficialmente, però la gente la canta e l'imperatore è contento.
70:52
Napoleone naturalmente ha un sogno, cioè aveva il sogno di diventare imperatore e ci è riuscito, ma non basta.
70:58
Se sei Napoleone III, devi far vedere che vali quanto lo zio. e lo zio era un grande generale e Napoleone III non ha mai combattuto una guerra in vita sua e deve far vedere che è anche un grande generale e che l'esercito francese è di nuovo grande e che la Gloire è lì a portata di mano perciò Napoleone decide la guerra il 26 aprile scade l'ultimatum a questo punto l'Austria dichiara guerra E dipenderebbe tutto dalla velocità.
71:37
Qui torniamo al nostro discorso di fondo. Le guerre si fanno sul territorio, nello spazio. Dov'è il confine? Al Ticino. Come nel 48.
71:46
Cambiato niente. Sul Ticino ci sono gli austriaci.
71:50
Quello che è cambiato è che i piemontesi da soli lo sanno che perdono a questo punto. Vengono i francesi. Ma non è che arrivano in un giorno i francesi.
72:00
Se gli austriaci fossero ben comandati...
72:03
all'inizio potrebbero fare molto se ci fosse ancora il vecchio Radetzky che a 82 anni ha vinto Custosa e a 83 anni ha vinto a Novara e che aveva combattuto già i tempi di Napoleone, quello vero ma il vecchio Radetzky è morto l'anno scorso a 92 anni adesso al comando delle forze austriache in Lombardia c'è un altro generale è un ungherese, si chiama Giulai O meglio, Giulai è il modo in cui lo pronunciano gli italiani, l'ungherese non pretenderete che lo pronunci in ungherese, ma comunque gli italiani lo chiamano Giulai e tutti lo conoscono perché il comandante austriaco in Lombardia è una figura conosciuta ovviamente, è un nemico, il nemico, anche in tempo di pace.
72:53
Giulai lo conoscono tutti, io qui ho un ricordo personale, una parte della mia famiglia, la parte di mia madre è originaria del lago Maggiore.
73:01
E io mi ricordo ancora da bambino delle zie che si ricordavano le vecchie canzonette che si cantavano contro Giulai nel 1859. Vada Giulai che venga la primavera e con la primavera verranno i francesi, verrà la guerra. Ecco, Giulai quindi deve stare attento, però all'inizio le carte in mano le ha lui.
73:23
L'esercito austriaco in Lombardia è forte il doppio di quello piemontese, il triplo.
73:28
Deve solo invadere il Piemonte.
73:31
Passare il Ticino, chi c'era ieri ricorda che problema è per questi eserciti lenti che vanno a piedi, carriaggi, cannoni, vagoni, cassoni, un sacco di roba tirata da cavalli, bestiega. I ponti sono pochi, passare i fiumi non è uno scherzo, ci vuole un po' di coraggio.
73:50
Giolai non si muove.
73:54
eppure tutti sanno che sarebbe fondamentale fare in frettissima la guerra è scoppiata solo da tre giorni e già a giulai arrivano gli insulti perché non si muove l'ambasciatore austriaco a Parigi che sta facendo i bagagli naturalmente perché è scoppiata la guerra manda a Vienna un telegram dicendo qui fra tutti tutta la nostra ambasciata può farvi sentire il grido di dolore di impazienza e di rabbia il grido del loro era di moda all'epoca come espressione, ma questi sono gli austriaci, di rabbia per le esitazioni del generale Conte Giulai, diamine, non gli resta che passare il Ticino, attaccare i piemontesi, rovesciarli, schiacciarli, e se ne sta fermo, perché piove.
74:48
Siamo alla fine di aprile, effettivamente di Lugia, Ticino e gonfio, ponti sono insicuri, Giolai non si muove, tutto sta di vedere se si muoverà prima che si muovano i francesi, i francesi si muovono in fretta e qui si scopre, cioè noi scopriamo, che sono passati soltanto 11 anni dalla prima guerra di indipendenza ma il mondo è cambiato, perché nel 48 non c'era il treno e invece nel 59 c'è il treno, C'è il treno e quell'altra grande novità che è la nave a vapore.
75:24
C'era anche prima ma ce ne è molti di più adesso.
75:27
Mentre Giulaio è fermo sul Ticino che guarda il cielo per vedere se smette di piovere, Napoleone va in treno a Marsiglia e lì si imbarca su un vapore per Genova con una parte dell'esercito.
75:41
L'altra parte è avviata in modo più tradizionale verso la Val di Susa e scende in Piemonte da lì.
75:47
E queste cose cambiano il modo di fare la guerra.
75:50
In altri tempi, prima che i francesi arrivassero in soccorso, passavano mesi.
75:55
Adesso bastano due settimane, perché tre corpi francesi sbarchino a Genova e da lì in treno possono andare dove vogliono e altri due corpi, scesi dal Moncenisio, anche lì alla fine trovano il treno in pianura e possono andare dove vogliono. 15 giorni. Giulai se ne è già giocati i 5 o 6.
76:15
Finalmente il 30 aprile Giulai passa il Ticino.
76:20
Gli austriaci invadono il Piemonte.
76:23
Il primo maggio sono a Novara, il due passano alla Sesia, sono a Vercelli.
76:30
La stampa italiana, la stampa francese segue da vicino questa marcia degli austriaci in Piemonte e naturalmente escono gli articoli che denunciano le atrocità, gli abusi, le violenze di questa invasione.
76:46
Noi che abbiamo sentito parlare di quel che è successo nel Novecento ci viene da ridere perché le atrocità e gli abusi sono che gli austriaci, sì, dappertutto, requisiscono il bestiame.
76:56
Non per niente Camus vuole far vendere i buoi.
77:00
In ogni città dove arrivano obbligano il sindaco a tirar fuori soldi, vino, pane, bestiame per 10.000 uomini, per 20.000 uomini, certo.
77:08
È il modo di fare la guerra, requisiscono tabacco, requisiscono scarpe. Per i giornali francesi è la prova della barbarie del nemico.
77:19
A Torino però sono un po' preoccupati, anzi a dire tutta la verità a un certo punto c'è il panico.
77:26
4 maggio Cavour scrive alla sua amante Bianca Ronzani, ballerina ungherese sposata a un certo Ronzani che poi è uscito di scena subito, che è da circa tre anni la sua amante e a cui Cavour vuole molto bene, l'ha comprata una bellissima villa. 4 maggio Cavour a Bianca. Cara Bianca, quale felice combinazione che tu non sia a Torino, non so più dove era ma insomma non è sul posto, già che le notizie sono sempre più cattive. Gli austrieci si avvicinano e il re non si muove.
77:58
Ci torneremo.
78:00
Non è certo che essi vengano a Torino, ma è probabile.
78:05
Siamo decisi a difenderci a oltranza.
78:08
Ho fiducia nel coraggio dei piemontesi e nella provvidenza. Ti abbraccio. In quei giorni Cavour va a visitare le barricate della periferia di Torino e le parate della Guardia Nazionale, tutti i bottegai armati di moschetto, per vedere se arrivano gli austriaci, se si riesce a fare un po' di resistenza.
78:27
Dice Cavour, il re non si muove. Dov'è il re con l'esercito?
78:33
Non fra Torino e Vercelli, perché l'esercito è troppo piccolo.
78:39
Stare lì e aspettare gli austriaci vorrebbe dire farsi battere e basta.
78:44
L'esercito piemontese è cambiato anche lui rispetto a undici anni prima.
78:50
Undici anni prima era un esercito di riservisti, il servizio di leva era breve, la gente faceva un anno il militare, poi li mandavano a casa e li richiamavano in caso di guerra. Nel 48 si è visto che è stato un disastro, arrivavano tutti questi contadini e operai che avevano dimenticato tutto, bisognava reinsegnargli come si spara il fucile, alla prima difficoltà si spaventavano. Perciò i piemontesi hanno cambiato sistema.
79:17
La seconda guerra d'indipendenza è combattuta da tre eserciti, piemontese, austriaco, francese, formati allo stesso modo, con soldati, non dico di mestiere perché sono sempre coscritti, tirati a sorte, ma che fanno il militare a lungo. In Piemonte cinque anni, è l'esercito di caserma.
79:39
In questo caso si vedrà che tutto sommato effettivamente è meglio, piuttosto che non richiamare una folla di riservisti che hanno dimenticato tutto. Ma l'esercito di caserma vuol dire che lo fai piccolo, perché se tu ai coscritti dici dovete fare cinque anni di servizio militare, e quanti ne puoi prendere?
79:59
Puoi prendere un giovanotto su cento, il paese lo sopporta.
80:03
Prendi un giovanotto su 50, il paese lo sopporta. Se cominci a dire prendo un giovanotto su 10 e gli faccio fare 5 anni militare, il paese non lo sopporta più.
80:16
Quindi il sistema presuppone che se ne tirano a sorte pochi. Più sfortunato, gli tocca.
80:23
L'esercito è piccolo, è più piccolo rispetto al 48. 60.000 uomini, Giuliani ha 120.000, il doppio.
80:29
Dunque il re, Vittorio, non si sogna di fermare gli austriaci.
80:35
Se ne sta giù, giù, giù, a sud del Po.
80:40
Geografia della pianura padana, gli austriaci vengono dal Ticino, sono a nord del Po.
80:45
Se gli venisse mai in testa di passarlo, prima che lo passino tutti ce ne vuole. Quindi a sud del Po si sta più al sicuro.
80:53
A sud del poi i piemontesi hanno grandi fortezze, la cittadella di Alessandria, la cittadella di Casale. Lì è l'esercito col suo re che conta i giorni aspettando che arrivino i francesi.
81:08
Giulai il 7 maggio, ha perso altri due o tre giorni, si rimette in cammino da Vercelli verso occidente. A nord arriva fino a Biella, a sud entra tra le risaie del Vercellese.
81:22
A questo punto i piemontesi prendono una decisione estrema.
81:28
Allaghiamo il Vercellese. Voi sapete che il Vercellese è terra di risaie, quindi è pieno d'acqua, è pieno di canali che vengono regolamentati per allagare le risaie quanto basta.
81:42
In quei primi di maggio del 59 il governo di Cavour decide, apriamo tutte le chiuse, allaghiamo il Vercellese.
81:50
Vuol dire distruggere tutti i raccolti, allagare le cascine, crepa il bestiame, non importa, lo facciamo.
81:57
Cavour in Parlamento, dove ovviamente i deputati vercellesi protestano a gran voce, dice, vi ricordate quando Napoleone marciava su Mosca e i russi hanno bruciato Mosca?
82:09
Questa è la stessa cosa. Se non l'avessimo fatto, a quest'ora gli austriaci sarebbero in questa sala, dice Cavour nel Parlamento di Torino.
82:21
Il vercellese viene allagato, la cosa più buffa è che questo incarico di gestire questo allagamento viene dato a un ingegnere che ha la gestione appunto della rete idrica del vercellese e che viene incaricato di fare questo diluvio universale e che evidentemente era un predestinato perché si chiamava l'ingegner Noè.
83:02
Dunque nel Vercellese, allagato, i soldati di Giulai affondano fino alle ginocchia, non ci si muove più.
83:09
Eppure a un certo punto a Vienna arriva una notizia fenomenale. Giulai ha preso Torino.
83:14
Tedeum nelle chiese di Vienna. Poi arriva la rettifica, non ho letto male il telegramma, ha preso Trino Vercellese.
83:24
Che qualcuno ricorderà perché è uno dei posti dove si era fatta la centrale nucleare ai tempi della nostra disgraziata politica nucleare. Ecco.
83:31
Giulai è arrivato fino a Trino, è arrivato fino a Biella, poi il Vercellese è allagato. C'è notizia che i treni dei francesi stanno arrivando e Giulai si ferma.
83:42
Il 10 maggio i corpi francesi scesi da Navan di Susa sono arrivati in treno ad Alessandria.
83:48
Il 12 maggio Napoleone III sbarca a Genova, due giorni dopo in treno anche lui è ad Alessandria. A questo punto l'Alessandria è concentrata una forza più forte di quella austrigaca. Il rapporto di forza si è invertito.
84:04
E in guerra, naturalmente, quello che succede di solito è che finché sei più forte sei tu che attacchi.
84:10
Ma quando è più forte l'altro, tu ti fermi e torni indietro. Adesso tocca ai piemontesi e ai francesi attaccare.
84:19
Giuraio ripiega verso il Ticino, non lo passa, si ferma in Lomellina, tra la Lomellina, Piacenza e il Co per vedere un po' cosa succede, ma insomma si è fermato.
84:29
Napoleone III e Vittorio devono decidere cosa fare.
84:34
Capite? Comandare un esercito in guerra vuol dire che continuamente devi decidere delle cose. O per quello che i generali vengono i capelli bianchi in guerra. Perché tutti i giorni devi decidere qualcosa e non sai mai se stai decidendo la cosa giusta oppure una cosa per cui ti passerai alla storia come un imbecille che ha fatto una scelta catastrofica. Non lo sai mai prima. Discutono. Siamo ad Alessandria, siamo a sud del Po.
85:01
Magari restiamo al sud del Po, marciamo su Piacenza e poi attacchiamo la Lombardia da sud. Certo, però bisognerà attraversare il Po da qualche parte. Si lavora di carte geografiche. Dove ci sono i ponti sul Po? Stradella. Potremmo passare il Po a Stradella.
85:18
Però capite cosa vuol dire con 180.000 uomini attraversare un fiume così e se l'altro ti attacca mentre sei a metà strada?
85:27
l'alternativa sarebbe che in Polo passiamo tranquillamente nelle nostre retrovie in treno ce ne andiamo tutti a Vercelli e a Novara e andiamo a picchiare la testa nel piccino il buon vecchio sistema di una volta alla fine decidono di fare così di nuovo naturalmente il fatto è che c'è il treno portare 180.000 uomini da Alessandria a Vercelli col treno in due giorni l'hai fatto Vercelli e a Novara e dunque decidono di fare questo Ma mentre non si sono ancora mossi, Giulai decide di fare qualcosa a lui.
86:04
Perché i giornali di Vienna naturalmente continuano a tempestare. Cosa fa il generale Conte Giulai? Perché non si muove? Faccia qualcosa! E un generale in quei casi lì deve fare qualcosa. Cosa? Boh, non è la minima idea. In questi casi c'è una grande risorsa per i generali che non sanno cosa fare.
86:24
Anche Carlo Alberto nel 1948 l'aveva fatto spesso, anche se io non vi ho raccontato tutti i dettagli. Si fa una cosa che si chiama una ricognizione in forze.
86:34
Vuol dire non andiamo con tutto l'esercito, no no, per carità, ma con una forza intermedia.
86:40
Così se succede qualche guaio non abbiamo perso tutto. Andiamo un po' a vedere. Se capita qualche occasione facciamo qualcosa.
86:50
Giulai decide di fare una ricognizione in forze verso Voghera per vedere se effettivamente il nemico ha deciso di venire su stando a sud del po' andiamo avanti finché non vai a vedere non lo sai eh non hai degli aerei niente devi andare a vedere Giulai si muove e va a vedere avanza lentamente con la solita fatica senza riuscire bene a coordinare le mosse non è tanto in gamba Giulai non è tanto esperto neanche lui Questo ingresso nuovo degli austriaci in territorio piemontese è anche il momento in cui succedono le uniche atrocità della guerra, perché nel Vogherese i contadini sparano agli austriaci e gli austriaci fucilano.
87:33
C'è un caso di una famiglia di contadini, otto persone maschi, tutti fucilati dagli austriaci perché dalla cascina avevano sparato.
87:42
Non sono frequenti queste atrocità nelle guerre dell'Ottocento, ogni tanto succedono.
87:47
Dopodiché Giulai viene avanti cercando di tastare il terreno. C'è il nemico? Eh sì, c'è.
87:54
Anche i piemontesi e i francesi mandano un giro della cavalleria. La cavalleria piemontese si accorge che gli austriaci stanno arrivando. Dove? In quel paesino che si chiama Montebello.
88:07
Lì c'è l'avanguardia austriaca. Attacchiamoli.
88:10
Battaglia di Montebello.
88:13
È la prima battaglia della seconda guerra d'indipendenza.
88:17
E si vede subito che qualcosa è cambiato rispetto al 48. L'arrivo dei francesi ha cambiato qualcosa nel modo di fare la guerra. Ricordate, nel 48 la maggior parte delle battaglie fanno pochissimi morti.
88:31
50 morti a Pastrengo, 40 morti a Goito. Perché nessuno va sotto, nessuno va dentro, nessuno ci crede davvero, nessuno vuol correre rischi.
88:41
Ma Napoleone e i francesi invece sono disposti a fare la guerra più sul serio. Montebello è una piccola battaglia, poche forze impegnate, tuttavia gli alleati che impegnano 7.600 uomini.
88:55
ne perdono 741 il 10% degli uomini che hanno combattuto quel giorno rimangono morti o feriti o prigionieri gli austriaci perdono il doppio è già una battaglia seria non a livello di quelle del vecchio Napoleone che in una battaglia ammazzava il 20% del suo esercito senza batter ciglio però il clima è già cambiato Giulai ha trovato perché voleva trovare il nemico è lì in forze a Montebello viene respinto Giulai torna indietro E sempre meno capisce cosa deve fare.
89:29
Perché tra l'altro c'è un'altra novità che gli confonde le idee. Non solo il treno e il vapore con cui i francesi sono arrivati così in fretta.
89:38
Non solo il fatto che il nemico è ad Alessandria ma ci potrebbe mettere due giorni per andare a Novara. E non vale, una volta non si faceva così la guerra. Adesso invece sì.
89:48
Ma c'è anche un'altra cosa.
89:50
Garibaldi.
89:52
Perché nel 48, quando Garibaldi era andato da Carlo Alberto offrendo la sua spada, Carlo Alberto aveva detto tutto meno che assumere questo comunista. Quindi via, fuori dai piedi.
90:04
Invece nel 59 ci hanno ragionato un po' su e hanno deciso che non si possono permettere di farne a meno. Il mondo è proprio cambiato. Nel 59 Garibaldi non solo l'hanno preso, ma è il generale dell'esercito piemontese.
90:19
E i suoi volontari ricevono divise e armi piemontesi. E solo una brigata dell'esercito, i cacciatori delle Alpi.
90:27
C'è solo una cosa che non è cambiata. E cioè, Garibaldi vuol fare la guerra a modo suo? Benissimo. Però un po' fuori dai piedi, un po' lontano dall'esercito dove noi facciamo le cose serie. L'esercito è concentrato a sud, Alessandria, Casale. A Garibaldi dicono, tu vai a dar fastidio agli austrici dall'altra parte. Varese, Como.
90:50
Vai a vedere quei posti lì. Garibaldi prende la sua brigata, 3.000 uomini, e con i cacciatori delle Albi, appunto, passa il vicino e va a dar fastidio agli austrigaci.
91:01
Sono pochi, però al comando di Giulai cominciano ad arrivare le notizie. Sconfitta a Varese, sconfitta a Como. I garibaldini sono entrati qua, sono entrati là.
91:12
Marciano nella zona dei laghi come se fossero a casa loro.
91:15
Giulai non sa che pesci prendere.
91:18
E voi sapete, noi lo sappiamo che le cinque giornate di Milano si sono fatte una volta nella storia, le 48, e poi non si sono più fatte.
91:28
Ma Giulai non lo sa mica.
91:30
Giulai non lo sa se Milano non è di nuovo pronta a insorgere, e come Milano e tutte le altre città lombarde. Quindi è lì che non si muove, paralizzato, perché può succedergli qualunque cosa.
91:43
I nostri Si porta l'esercito a Novara, a Vercelli, si passa la Sesia.
91:51
Passano per primi i piemontesi con poche truppe all'altezza di Vercelli. I francesi stanno arrivando.
91:58
Giulai, informato che i piemontesi sono passati e che sono abbastanza pochi, prova a attaccarli. Ha fatto tutto quello che poteva, poverito, bisogna dire.
92:08
Il primo paesino che si incontra, passata la Sesia, dopo Vercelli, è un altro nome di strada che si ritrova in tutte le nostre città palestro palestra i piemontesi sono appena arrivati giulai li attacca come al solito lentamente non tanto bene i piemontesi per un po resistono dietro però ci sono quelli che stanno fare la guerra sul serio i francesi i francesi hanno i ponti mobili buttano i ponti sulla sesia attraversano arrivano a palestra in giornata gli austriaci sono battuti restritti perdono il 15 per cento delle forze impegnate le tariffe cominciano a salire E Giulai cosa deve fare?
92:51
Dovunque ci ha provato l'ha un respinto. Il nemico è in massa oltre la sesia, a Novara.
92:58
Ce la fa a restare in Lomellina. L'Lomellina è subito sotto, eh? Se questi vanno avanti rischiano di spuntarli alle spalle. E Garibaldi è a Bergamo, è a Brescia, è in Valtellina, lo vedono dappertutto, anche dove non c'è, ma ormai c'è il panico.
93:15
Giulai decide, si torna dietro il Ticino, basta correre il rischio. Questo esercito che faticosamente è rimasto lì in mezzo alle risagne allagate per qualche settimana, adesso basta, torna indietro. La sera del 3 giugno Giulai ha 120.000 uomini dietro il Ticino, stanchi, affamati, di pessimo ingore perché non hanno fatto altro che perdere e ritirarsi, però sono lì.
93:39
Il grosso dell'esercito è accampato intorno a un altro nome di via. Però stavolta non soltanto un nome di via delle città italiane, ma anche un nome di via di Parigi, Magenta.
93:51
Il grosso di Giolai è dietro il Ticino a Magenta.
93:55
I francesi passano il Ticino.
93:57
Loro sanno fare la guerra, non si accontentano dei ponti che ci sono. L'ho detto prima, hanno i ponti di barche e gettano i ponti dove vogliono, dove non c'è il nemico ad aspettarli. Un altro nome di Rue di Parigi, Rue de Turbigo. Turbigo è Turbigo, sul piccino, dove i francesi passano il fiume.
94:15
Giulai, per l'ennesima volta, e uno non può che avere simpatia per lui, contrattacca. quelli hanno passato il Dicino non sono ancora tutti anzi ci sono l'avanguardia francese se Giulai fosse Napoleone primo li spopolerebbe, ma Giulai non è Napoleone. Contrattacca, come al solito, con poche forze, con fatica, i francesi tengono, dopo un po' passa in piccino Napoleone III, che si guarda intorno un po' smarrito, perché è la prima volta in vita sua che combatta una vera battaglia.
94:47
Non gli è mai successa questa cosa, ed è impressionante, perché non si capisce niente.
94:53
Aveva dato degli ordini, nessuno li ha eseguiti. Manda degli ordini, nessuno trova i generali, però non si sa dove sono. I soldati però combattono. È la nebbia della guerra. Nessuno sa niente e nessuno capisce niente. Si cerca, con fatica.
95:08
Napoleone passa la giornata a cercare di tappare i buchi. E finalmente, alla sera, la linea tiene. L'attacco di Giolai è fallito un'altra volta. I francesi hanno vinto la battaglia di Magenta.
95:19
Lasciandoci più di 4.000 morti e feriti, il 7%, gli austriaci hanno perso 10.000 uomini, il 16% delle truppe impegnate e sono battuti.
95:31
Il polenone III passa quella notte, la notte dopo la sua prima grande battaglia. Una grande vittoria, gli dicono i suoi.
95:38
Lui stesso non sa bene se crederci o no. Si era immaginato tutta un'altra cosa quando sentiva raccontare le battaglie dello zio.
95:45
è stato lì tutto il tempo in mezzo a questo macello cercando di fare qualcosa senza capire bene cosa succedeva alla fine è andata bene certo che la guerra non è appunto come lui se l'immaginava e per di più tutti questi morti però intanto va bene va benone va benissimo Giulai si ritira il 8 giugno Napoleone e Vittorio entrano a Milano liberata Giulai si è ritirato indietro dove?
96:16
C'era ieri se lo ricorda e anche gli altri se lo ricordano. Dove vanno gli austriaci? Nel quadrilatero.
96:21
Il lago di Ganda con Peschiera, Verona, Mantua, Legnago, lì.
96:27
Davanti a Adige per comunicare con la madrepatria. Il Po a sud che ti protegge in fianco, il lago a nord, stai lì, Giovanni si ritira, dietro il Mincio.
96:38
E gli altri...
96:41
Devono decidere cosa fare, tanto per cambiare. Finiti i festeggiamenti a Milano, qualcosa bisognerà fare.
96:50
C'è un problema, come c'è sempre nelle guerre combattute da eserciti alleati. Qui abbiamo due eserciti, due sovrani, un imperatore e un re.
97:02
Peccato che naturalmente non sono sullo stesso livello. Il re ha 60.000 uomini, l'imperatore ne ha 120.000.
97:09
Inoltre il re crede di essere un grande... Eh no, questo non è diverso, sono uguali. Tutti e due vogliono essere dei grandi generali. La differenza forse è che Vittorio ci crede di essere un grande generale. Napoleone comincia a avere qualche dubbio in cuor suo. Però non ci sono dubbi comunque, chi deve comandare è Napoleone, sono i francesi che comandano.
97:30
I generali piemontesi sono anche contenti, perché hanno preso le misure di Vittorio.
97:36
tutto sommato e invece Napoleone piace un'altra cosa per me è troppo facile scherzare su Napoleone in piccolo come disse Ritolgo perché fu battuto dai brussiani ma in quel 59 Napoleone è al massimo dello splendore ci credono tutti che sia davvero il degno nipote di suo zio in generale Solaroli aiutante di campo di Vittoria Emanuele II il nostro re all'infuori del coraggio e dell'avventatezza non ha nulla non ha occhio né sangue freddo non si ricorda mai il nome di un paese che per uno che deve fare la guerra e mandare degli ordini evidentemente chi sa far la guerra è l'imperatore fortuna per noi che abbiamo alla testa un tale uomo Voi potete immaginare come contento Vittorio di fare la guerra agli ordini di Napoleone III.
98:37
Vittorio su Napoleone III.
98:41
Chi è dopo tutto quest'uomo, questo bischero?
98:44
L'ultimo venuto dei sovrani d'Europa, un intruso tra di noi.
98:50
Farebbe meglio a ricordare chi è lui e chi sono io, il capo della prima e più antica dinastia veniante d'Europa.
99:02
Il povero Vittorio non ha solo grane con l'imperatore, ha grane anche con Cavour, perché anche Cavour conosce il suo re.
99:10
E sta a Torino perché è primo ministro, non può andare al fronte, però da Torino Cavour tutte le notti sta sveglio pensando chissà che stupidaggine avrà fatto oggi. Speriamo in bene. E tutti i giorni scrive al re dandovi dei buoni consigli.
99:25
Capite la faccia di Vittorio quando arriva alla staffetta con la lettera di Cavour.
99:29
Tanto che alla fine Vittorio non ne può più e scrive a Cavour.
99:34
Mi dice che devo essere circondato da tanti geni che mi impediscano di fare delle bestialità.
99:43
Pare che lei mi considera un grande asino nel mio mestiere.
99:49
Se lei mi parla ancora una volta così vedrà cosa farò.
99:54
manderò via tutti d'intorno a me quelli che vi sono e mi circonderò di meno capaci ancora e farò vedere se io non so fare il mio mestiere senza tanti consiglieri qui capite fra l'altro fatemi fare questo ucciso la bellezza del mio mestiere noi leggiamo queste lettere che dovrebbero leggere soltanto i destinatari e noi invece le leggiamo dopodiché ultima citazione Vittorio a Cavour siamo sottoposti a nuove tribolazioni non è più lei che ci tormenta è il denissimo imperante il quale ci comanda a bacchetta cambia e discambia i suoi progetti e vuole cose impossibili ora in questo bel clima bisogna decidere una buona volta cosa fare gli austriaci sono dietro il mincio quello che non tutti sanno ancora al comando francese e piemontese è che in Austria si sono stufati del generale Conte Giulai e l'imperatore ha deciso di venire a prendere il comando personalmente, perché anche di là c'è un imperatore ed è per noi italiani una vecchia conoscenza, è Francesco Giuseppe che sarà ancora sul trono al tempo della prima guerra mondiale, morirà nel 1916 Ai tempi che stiamo raccontando, nel 59, è già sul trollo da dieci anni, benché ne aveva solo 29.
101:37
È un giorno 8. Non ha mai fatto la guerra in vita sua, nel 48 c'era, però ha visto una battaglia anche. E poi è molto studiato, si è molto interessato di strategia militare, è molto appassionato di cose militari, dell'esercito. Sapete che nell'impero asburgico appunto l'esercito è il vero pilastro di questa monarchia multinazionale, l'unica forza compatta unitaria è l'esercito. Dunque Francesco Giuseppe è il terzo sovrano che incontriamo stasera, che non ha mai fatto la guerra in vita sua, ma che decide che lui forse potrebbe anche essere un grande generale.
102:11
E quindi licenzia Giulai e viene a Verona a prendere il comando del suo esercito.
102:20
Dall'altra parte, francesi e piemontesi avanzano lentamente.
102:26
Hanno passato l'olio, ci si avvicina al mincio.
102:32
Tra il Garda e il Po è una fetta di terra minima in realtà. Saranno 70 chilometri, non di più.
102:43
Stretta quindi.
102:45
se uno rappresenta su una cartina i movimenti degli eserciti occupano quasi tutta la zona l'estrema sinistra sul garda l'estrema destra quasi al po' gli eserciti sono rossi non possono marciare un esercito di 200.000 uomini e non può marciare tutto sulla stessa strada sarebbe lungo 50 km una colonna bisogna usare strade parallele quindi gli eserciti sono dispersi l'abilità sta poi nel sapere dove sono le tue truppe e riunirle nel momento in cui hai deciso che ti servono e quella è la cosa che sapeva fare Napoleone I i cui soldati non per niente dicevano l'imperatore vince le battaglie con le nostre gambe perché al momento buono arriva l'ordine e tu in 24 ore devi essere lì Napoleone III e Vittorio non sono proprio lo stesso livello, ma per fortuna neanche Francesco Giuseppe è proprio lo stesso livello.
103:34
Stanno venendo avanti su questo vasto fronte, senza sapere cosa c'è davanti a loro, come al solito, perché non li hai visti.
103:42
Quello che non sanno è che Francesco Giuseppe ha deciso di contrattaccare.
103:46
Francesco Giuseppe il 23 giugno passa in vincio con tutto l'esercito e dunque gli sta venendo incontro.
103:55
anche lui disteso su un fronte troppo grosso, anche lui senza sapere niente di cosa c'è davanti.
104:04
Il giorno dopo, 24 giugno, si incontrano su questo fronte amplissimo che al nord, vicino al Garda, è incentrato su una collinetta che si chiama San Martino e al centro è incentrato su un paesino con un'altra collinetta che si chiama Solferino.
104:22
e poi si va ancora più giù altre truppe anche a sud dalla sinistra, si incontrano e si comincia a combattere, ed è la grande e gloriosa battaglia di Solferino, è l'altrettanto gloriosa, secondo gli storici Sabaudi, battaglia di San Martino, che come tutti sappiamo viene vinta.
104:39
Quello che meno si sa è la fatica enorme che viene fatta per vincere questa battaglia, che è quella che i tecnici chiamano una battaglia di incontro. Cioè non c'è uno che attacca e uno che si difende. Stavano andando tutti avanti alla ceca e si sono picchiati dentro l'uno nell'altro. Ma si vede quasi subito che i francesi e i piemonitesi sono di più, sono più numerosi, quindi dopo un po' cominciano a premere e gli austriaci devono difendersi. su questo fronte è troppo lungo per cui nessuno sa cosa succede a 30 km di distanza noi lo sappiamo oggi a nord vicino al Garda ci sono i piemontesi e c'è questa collina di San Martino con trincerati gli austriaci al comando di un generale bravo il Venere i piemontesi arrivano come al solito un po' per volta perché stanno marciando non era prevista la battaglia Vittorio è lì nel suo elemento ricordate come diceva nelle sue lettere il mio mestiere Finalmente Vittorio può comandare una battaglia.
105:36
Cosa vuol dire comandare una battaglia? Sguainare la sciagola e andare all'attacco. La prima brigata piemontese che arriva, il re sguaina la sciagola e la manda all'attacco e viene respinto. La seconda che arriva, il re sguaina la sciagola e la manda all'attacco e viene respinto. Però poi ne arriva una terza e la prima si è un po' riposata e la si rimanda dentro e se ne manda dentro un'altra che è appena arrivata e Vittorio è nel suo elemento in mezzo ai suoi soldati a cavallo con le palle che fischiano, si diverte da pazzi, si sente finalmente un vero generale e la panteria piemontese va dentro, sale la collina, gli altri sparano, si ridiscende in disordine e poi ci si ritrova, vanno avanti così tutto il giorno.
106:21
Dall'altra parte però il generale Benedek riceve continuamente lettere del suo imperatore che è a Solferino e che gli dice venite giù ad aiutarci.
106:30
Ma Benedek non può andare giù, non può bollare la collina ai piemontesi che altrimenti li prenderebbero sul fianco. Quindi questi incessanti attacchi dei piemontesi a qualcosa servono. La destra austriaca è incastrata lì. Poi finalmente la sera Benedek sulla sua collina riceve l'ultima staffetta di Francesco Giuseppe che gli dice abbiamo perso la battaglia, ci riferiamo.
106:51
e gli austriaci sgombrano la collina di San Martino e Vittorio ci sale con la sciabola sguainata e si può mandare il telegramma a Torino abbiamo vinto la grande battaglia di San Martino ma la battaglia veramente grande è stata giù a Solferino al centro dove ci sono i due imperatori e dove Napoleone III per la seconda volta si trova lì a dire bene cosa avrebbe fatto lo zio?
107:16
lui è lì Gli austriaci resistono e i francesi vanno dentro, è un esercito bello, coraggioso, pieno di slancio, quasi uguale a quello del vecchio Napoleone, l'unica differenza è che i francesi intanto hanno inventato una cosa che poi gli piace così tanto e se la portano dietro fino alla prima guerra mondiale, i pantaloni rossi.
107:37
I bandami rossi e i soldati francesi piacciono da morire e raddoppiano il loro entusiasmo e il loro slancio. Ovviamente è anche più facile colpirli quando sono in mezzo all'elettro. Ma pazienza, non importa niente, si va dentro. A Solferino i francesi attaccano e gli austriaci si difendono, sempre più faticosamente. E Napoleone è lì in mezzo e alla fine si ricorda cosa avrebbe fatto lo zio.
108:00
Lo zio aveva la guardia, la vecchia guardia di Napoleone, i granatieri con i colbacchi di pelo d'orso. All'ultimo momento li mandava dentro e poi rispondavano tutto.
108:11
E anche Napoleone III aveva la guardia, ovviamente l'aveva fatto uguale, identica, con i granatieri, i colbacchi di pelo d'orso, tutto. Quando si ricorda questo, dà ordine alla guardia di andare dentro. E la guardia sfonda. E la battaglia di Solferino è diita.
108:27
Francesco Giuseppe si accorge che se non si ritira crolla tutto e da l'ordine di ritirata. Tra francesi e piemontesi hanno perso qualcosa come 15 o 17 mila uomini, morti, feriti, prigionieri, tra il 10 e il 15%. Gli austriaci hanno perso 22 mila uomini, il 20%. Queste sì che cominciano a essere cifre come nelle battaglie del vecchio Napoleone.
108:52
Infatti succede una cosa, no, diverse cose naturalmente, su questo campo di battaglia dove quindi ci sono decine di migliaia di morti e feriti, migliaia di cavalli morti, cavalli agonizzanti che bisogna finire atistolettate, in mezzo a questo caos succedono due cose che poi la storia si ricorda. Uno, c'è uno svizzero, che non mi ricordo più cos'era via fare, si chiama Redunan, che vede quanto sono pochi i medici, come sono insufficienti i servizi di assistenza degli eserciti, E gli viene l'idea che bisognerebbe organizzare una grande istituzione internazionale per l'assistenza ai feriti in guerra.
109:30
La fonderà e la chiaverà la Croce Rossa.
109:33
L'altra cosa che succede è che Napoleone III ha visto davvero cos'è una grande battaglia.
109:40
E qui uno non sa se dire no, si è visto che alla fine non valeva quanto lo zio, o se in fondo pensare che da un punto di vista umano aveva le sue ragioni. Napoleone III decide che basta con questa battaglia, questa guerra ne ha vista abbastanza. Ne ha visti abbastanza di morti. Adesso basta, questa guerra la chiudiamo qui. Poi naturalmente si può riflettere su tante altre cose. Napoleone III sa che la Prussia sul Reno si sta armando, Napoleone III sa che è una bella cosa indebolire l'Austria, però anche a rafforzare troppo il Savoia non è detto che convenga alla Francia.
110:15
Gli abbiamo già conquistato la Lombardina. Il Veneto se lo conquistassero da solo un'altra volta. Va bene così.
110:23
Appena Francesco Giuseppe propone un ammestizio, Napoleone accetta.
110:28
E pensare che stava andando avanti.
110:31
Ha passato il Vincio. Si prepara a sediare Peschiera, Verona...
110:40
e pensate che in Austria c'era già il panico perché l'interatore è stato sconfitto in una grande battaglia chi li ferma più i francesi? vi cito questo piccolissimo aneddoto che io ho trovato curioso in quei giorni esce su un giornale tedesco un articolo di un critico militare un giornalista specializzato nel seguire la guerra che in vita sua si è occupato anche di altre cose si chiama Engels Friedrich Engels è quello che dieci anni prima ha pubblicato il manifesto del partito comunista insieme a Marx nel 59 pubblica un articolo di critica di questa guerra in cui dice supponiamo che un esercito francese o italiano voglia invadere l'Austria dalla pianura padana che è quello che tutti a Vienna in questo momento temono Cosa dovrebbe fare un esercito tedesco per impedire che gli italiani o i francesi dal Friuli trabocchino verso l'Austria?
111:33
C'è un punto preciso che la geografia di quelle zone ci indica come il più adatto per contrattaccare gli italiani e batterli. Si chiama Caporetto.
111:43
Giuro che è vero, Engels ha scritto questo nel 1859. Il posto adatto per sconfiggere gli italiani è Caporetto. Dopodiché non ce n'è bisogno, perché Napoleone III e Francesco Giuseppe si mettono d'accordo.
111:57
11 luglio, agustizio di Villa Falca. Vittorio Emanuele non è tanto contento, ma che ci può fare? Firma!
112:05
Quello che ci resta peggio di tutti è Cavour a Torino, il quale aveva costruito tutto questo con l'idea che la facciamo finita, facciamo l'unità d'Italia, magari se ci va bene abbattiamo l'impero austriaco.
112:20
C'era stato un momento durante i negoziati, quando si parlava del famoso congresso, Inghilterra non voleva la guerra e tutto, in cui il Capur aveva scritto a un suo amico, non ci sarà Inghilterra che possa impedirci di andare a bruciare Vienna, noi metteremo il fuoco all'Europa e invece 11 giugno a Villa Franca hanno firmato l'armistizio, ci danno la Lombardia, basta.
112:48
Cabur si precipita a Villafranca e ha un colloquio tempestosissimo con il re Vittorio, colloquio durante il quale sono solo loro due in una stanza, gli altri fuori a prendere l'orecchio per sentire, si sentono le grida.
113:03
Poi il re esce pallidissimo e dice che Cabur è impazzito, che è un tiranno, che lo ha chiamato traditore Cabur al re.
113:14
che si è dimesso da primo ministro e che ha detto al re che i ministri sanno quando è ora di dimettersi, ma il re devono sapere quando è ora di abdicare.
113:25
E non è una cosa carina da dire al figlio di Carlo Alberto che un dicembre prima aveva dovuto abdicare per l'appunto dopo la sua vita di Novara.
113:32
Cos'altro? Sicamur dice che il re ha buttato per terra le secciole, talmente era furioso. Il re...
113:41
Vittorio trova che tutto sommato una cosa buona in questo c'è. Camur si è divesso, fuori dai piedi. A Napoleone III Vittorio dice, pagherei un milione di franchi purché se ne andassi in America.
113:57
Più lontano possibile, quindi. Camur ha un amico e scrive, mi accorgo che per me è cominciata la bicchiaia.
114:04
Qui vedete com'è bello. Noi lo sappiamo, loro no. Noi sappiamo che di a poco c'è l'insurrezione in Sicilia, Garibaldi, Torno, le camicie rosse, quarto, tutto per aria. Loro non lo sanno, loro è sempre finito tutto. E noi abbiamo anche quasi finito, praticamente finito, perché la guerra è finita lì, è stata cortissima, avete due mesi di guerra, tre battaglie.
114:26
Però c'è una piccola appendice che volevo raccontarvi.
114:30
perché quando le guerre si vincono si scrivono le marce triunfali come la marcia di Gadeschi nel 48 quando le guerre si perdono cominciano le inchieste e a Vienna pochi mesi dopo un'inchiesta rivela una gigantesca frode nel commissariato dell'esercito cioè nel dipartimento delle forniture alimentari all'esercito ve lo dico perché è interessante vedere cos'era davvero l'itero steve noi oggi diciamo sette volte la buona amministrazione La frode consiste in questo, dunque no, corrono voci, ma non sono confermate, che sia stato Napoleone III che ha rivelato questa cosa a Francesco Giuseppe, perché Napoleone III ha delle buone sfide.
115:12
E quindi si dice che a Villa Franca Napoleone III ha detto a Francesco Giuseppe, vostra maestà è circondata di traditori, crede che Mantua abbia rifornimenti per sei mesi, non ne ha neanche per sei giorni.
115:26
E perché questo?
115:28
Per una serie di motivi, per esempio, il commissariato dell'esercito austriaco comprava buoi per la guarnigione di Mani, comprava 7.000 buoi e li pagava, ne arrivavano 1.000, entravano in città da una porta, la attraversavano, uscivano dall'altra porta, facevano il giro dietro, e poi rientravano dalla porta di prima e quelli erano gli altri 2.000 vuoi poi 3.000, poi 4.000 ma non basta perché poi c'era un'impresa di Trieste che comprava le pelli dei vuoi perché una volta marcellato il bue per darlo da mangiare ai soldati il commissariato vende la pelle l'impresa di Trieste comprava 7.000 pelli con una clausola che se l'esercito non era in grado di fornirle tutte doveva pagare una penale Siccome loro sapevano perfettamente che le pelle non sono mille, firmando il contratto sapevano già che avrebbero incassato la penale per altri 6.000 pelli.
116:29
Ovviamente dovrei pagare poi una mazzetta al generale, al colonnello e così via. E non basta.
116:36
Subito dopo la battaglia di Solzerino, quando ormai lo Stato Maggiore è già chiarissimo che si chiederà l'amministizio, Il commissariato dell'esercito austriaco firma enormi contratti di forniture con commercianti privati che dovranno quindi fornire stiame, pane, vino, enormi quantità, anche lì con la clausola della penale. Se per caso l'esercito è costretto a annullare il contratto, penale. Salta fuori. che in tutti questi casi militari corrotti e imprenditori sapevano tutto e erano d'accordo.
117:11
Salta fuori perché il comandante di tutta la sussistenza dell'esercito imperiale, il generale Einaten, quando nascono i primi sospetti viene arrestato per essere interrogato e si impicca in cella con gli alamari della sua giubba dopo aver lasciato un biglietto con una piena confessione. In conseguenza vengono arrestati diversi uomini in affari, di Trieste, banchieri in Vienna, militari si sparano un colpo in testa. A un certo punto corre voce che si è coinvolto addirittura il ministro delle finanze dell'impero, Barone von Volk.
117:46
Gli storici oggi pensano che fosse una falsa diceria, che il Barone von Volk non fosse coinvolto, ma...
117:53
Il barone von Volk fa l'unica cosa che nell'Ottocento poteva fare un ministro delle finanze quando correreva voce che fosse coinvolta in qualche scandalo.
118:02
Si spara un corpo in testa. Grazie.
118:05
Bene, buonasera. Allora, la terza guerra di... non perdiamo tempo. La terza guerra di indipendenza.
118:11
Io spero che... non so quanti di voi c'erano le volte scorse.
118:15
Con chi c'era le volte scorse mi sento poi in imbarazzo perché la storia è sempre la stessa.
118:21
Cioè, si spinge da Occidente e quegli altri cercano di impedire che si conquisti il Lombardo-Veneto. O meglio, no, nel 1866 qualcosina è cambiato dal punto di vista geografico.
118:35
Sette anni prima, con la seconda guerra di indipendenza, la Lombardia è stata presa. Quindi il confine non è più al Ticino, il confine è al Mincio.
118:46
Però chi c'era le volte scorse si ricorda che problemi hanno avuto gli eserciti piemontesi e francesi per attraversarlo questo benedetto Mincio. I problemi ci sono quindi sempre. Si tratta di spingere verso Oriente partendo dal Mincio.
119:01
E poi però c'è un'altra differenza, grossa.
119:04
Nella prima guerra di indipendenza c'era un esercito piemontese...
119:08
che da solo non avrebbe mai potuto farcela a sconfiggere l'Austria, però l'Austria era in piena rivoluzione e gli altri sovrani italiani avevano promesso di aiutare e quindi ci hanno provato ed è andata come è andata.
119:23
La seconda guerra di indipendenza invece è stata vinta perché accanto all'esercito piemontese c'era quello francese, tre volte tanto, e quindi c'era una certa superiorità numerica rispetto alle forze austriache.
119:36
Adesso nel 66 la cosa è ancora cambiata, perché di qua dal Mincio non c'è più il regno di Sardegna, c'è il regno d'Italia.
119:47
Il re è sempre lo stesso e si chiama sempre Vittorio Emanuele II, ha preferito non cambiare neanche il numero. Ma il regno è il regno d'Italia e si vede, l'esercito rispetto all'esercito piemontese è quadruplicato.
120:03
Nel 59 i piemontesi avevano in campo cinque divisioni, nel 66 gli italiani hanno in campo venti divisioni.
120:11
È un esercito che è come tutto il paese, in una strana fase di transizione. Perché da un lato si sta cercando di costruire un paese che si chiami Italia e che attinga le risorse di tutta la penisola...
120:29
E dall'altra però l'impronta piemontese e sabauda è comunque sempre fortissima.
120:36
Nell'esercito, questo si vede bene, è un esercito che da un lato ha una predominanza piemontese nell'elite dei generali ancora molto netta, d'altra parte però è indiscutibilmente un esercito italiano. Mi spiego, se noi guardiamo i quattro corpi d'armata in cui è diviso l'esercito, i quattro comandanti dei corpi d'armata sono due piemontesi e quindi sono sempre sovra rappresentati, però un toscano e un modenese.
121:06
Se guardiamo i generali di divisione, delle dodici divisioni che combattono sul Mincio e che vanno incontro alla battaglia di Custoza, se noi guardiamo chi sono i dodici generali di queste dodici divisioni, sei vengono dall'esercito piemontese. Di nuovo, la preponderanza è netta, ma non è assoluta. Due vengono dall'esercito napoletano. Il Pianel e il Nunziante sono ex generali del re di Napoli passati nel regno d'Italia.
121:36
Uno viene dal Gran Ducato di Toscana e poi su dodici generali di divisione ci sono ben tre Garibaldini.
121:44
Sirtori, Cosenz, Nino Bixio sono generali di divisione dell'esercito italiano.
121:51
Con i Garibaldini l'esercito non è stato in generale molto generoso, c'era molta diffidenza verso questa gente, un po' troppo di sinistra rispetto ai gusti dei generali Sabaudi e quindi si sono fatte molte difficoltà ai Garibaldini per prendere servizio nell'esercito italiano. Ma ai generali invece si sono fatti i ponti d'oro, quei generali di Garibaldi che hanno voluto mettere la divisa blu l'hanno messa.
122:17
E quindi, come vedete, c'è una fusione in corso, ancora squilibrata, ancora incompleta, con mille difficoltà.
122:27
Per esempio, una difficoltà, ci sono due generali napoletani, benissimo, Nunziante e Pianel, ma sul loro conto girano tutti i pettegolezzi possibili. Sono ex generali dei Borboni, saranno fedeli o sono pronti a tradire?
122:45
Girano così tanto queste voci infondate che ancora oggi non sappiamo se sono i servizi segreti austriaci che le hanno messe in giro, appositamente per seminare zizzania.
122:56
E i soldati delle divisioni comandate da questi generali le sentono queste voci e le rilanciano. Fra i soldati della divisione di Pianella a un certo punto corre la voce che il generale si è scoperto che voleva consegnare la divisione al nemico alla prima occasione, che è stato arrestato e fucilato.
123:16
Non è vero niente, ma tra i soldati le voci corrono con una facilità.
123:22
E poi c'è la difficoltà di creare un esercito italiano mettendo insieme gente che viene da tutte le regioni e che sia per le differenze regionali sia per l'eredità comunque degli ultimi anni di contrapposizioni conserva delle ostilità reciproche. L'Italia non è un paese unito neanche adesso da quel punto di vista, non lo era neanche allora. Gli aneddoti su come nelle caserme ci si mena fra piemontesi e napoletani, fra lombardi e siciliani...
123:53
Pieno di questi aneddoti, ve ne cito un paio.
123:55
Dalle memorie di un bersagliere piemontese, Giovanni Rossetti, vecchio soldato di lungo corso che ha fatto il 59 e che poi viene richiamato per il 66.
124:07
Il bersagliere Rossetti racconta di quella volta che in caserma ha dovuto intervenire per fermare, dice, due napoletani che minacciavano un piemontese.
124:19
E continua.
124:21
Ce l'avevano già fatto sentire questi maccheroni che volevano rivoltarsi a noi piemontesi e lombardi.
124:29
Fra noi vi regnava sempre guerra continua con questa razza diabolica.
124:35
E quella volta finisce non solo a botte ma a coltelli sguainati con Rossetti che in camerata grida fuori tutti i napoletani, è ora di finirla con questi maccheronacci traditori.
124:49
Dall'altra parte il sentimento è amorevolmente ricambiato, ben inteso.
124:54
Questo che vi cito adesso è dai volumi di sentenze dei tribunali militari di quegli anni. Nella caserma del 45esimo fanteria Pinerolo il soldato Giuseppe Maiolino, napoletano, aggredisce a calci e pugni il caporale Viriglio, piemontese.
125:14
Il caporale Morelli, napoletano, interviene a difendere il collega piemontese aggredito al che il soldato cantoriello napoletano esclama cane d'un caporale tu sei napoletano e prendi la difesa di questi piemontesi stai bene allerta che se non potrò farti la festa questa notte te la farò infallibilmente domani denuncia, temunale militare, sei mesi di galera e le solite cose insomma Allora, io ho i miei dubbi che nell'esercito austriaco boemi e ungheresi andassero d'amore d'accordo, per cui queste cose non hanno mai impedito a un esercito di funzionare, però bisogna tenerle presenti.
126:01
Sono comunque i segni di una compagine non matura, non pienamente compatta, non pienamente unita.
126:08
E tuttavia questo esercito va in guerra con ottime speranze.
126:15
perché le circostanze del 1866 non potrebbero essere più favorevoli. Voi ricordate che punto siamo? Nel 59 si era vinto Solferino, si poteva andare avanti e arrivare a Venezia, invece Napoleone III per tanti motivi ha deciso che andava bene così, che bastava regalare la Lombardia ai Savoia, il Veneto un'altra volta.
126:40
Quindi questa è la prima priorità del Regno d'Italia. Non abbiamo ancora buttato fuori gli austriaci. Hanno ancora il Veneto, hanno Venezia. Bisogna buttarli fuori. Un'altra guerra arriverà di sicuro.
126:52
Nel 66 la guerra arriva. Perché? Non per ragioni di politica italiana. Nel 66 la guerra arriva per ragioni europee. Perché l'Austria non ha solo le grani in Italia. Che se fosse solo quello...
127:08
L'Austria fino a quel momento era la potenza dominante nel mondo di lingua tedesca, ma c'è un altro paese, c'è un altro regno nel mondo tedesco che è in crescita da tanto tempo e che è deciso a buttare fuori l'Austria da questa posizione egemonica. Quest'altro paese è la Prussia, che nessuno lo sa ancora ma sarà la grande potenza militare di questa seconda metà dell'Ottocento.
127:36
Nel 1866 per vari motivi i tempi sono maturi, la Prussia si prepara a dichiarare guerra all'Austria e a questo punto ovviamente Prussia e Italia hanno interessi in comune.
127:50
Si discute, si dialoga, si negozia, ci si mette d'accordo, la Prussia e l'Italia faranno la guerra insieme. L'8 aprile del 66 viene firmata l'alleanza tra il re di Prussia e il re d'Italia.
128:04
Il 15 giugno 1866 la Prussia con un pretesto dichiara guerra all'Austria.
128:11
Ci si aspetta ovviamente che l'Italia immediatamente in base all'accordo dichiari guerra all'Austria.
128:18
Non vi stupirà sapere che gli italiani decidono di aspettare ancora un momentino prima di vedere.
128:24
Aspettano una settimana scarsa, poi alla fine il 20 giugno si decidono. Dichiariamo guerra anche noi.
128:34
E si concentra l'esercito sul Mincio.
128:38
Chi c'era ieri ricorda che la guerra del 59 è stata la prima guerra moderna combattuta nella pianura padana in cui le truppe si trasportavano in treno.
128:46
Anche adesso, nel 66, si portano in treno. Il concentramento dell'esercito sul Mincio è in realtà per una volta un capolavoro logistico. Questo esercito è sparso in mezzo a Italia. Bisogna concentrarlo molto rapidamente.
129:01
Le ferrovie sono quelle che sono, ma insomma cominciano a esserci. L'esercito viene concentrato rapidamente sul Mincio, sulla frontiera.
129:10
E ci sono tutte le possibilità di vincere ed è impossibile perdere.
129:15
Perché noi abbiamo 220 mila uomini.
129:20
Gli austriaci 220 mila uomini li hanno in Bohemia a fronteggiare l'invasione prussiana.
129:26
Per l'Italia gliene sono rimasti 75 mila. Quindi noi invadiamo il Veneto passando il Mincio con 220 mila uomini. Dall'altra parte loro ne hanno 75 mila.
129:41
Se state cominciando a chiedervi come abbiamo fatto a perdere, avete ragione, il problema è quello naturalmente, come abbiamo fatto a perdere.
129:48
Allora, un problema di fondo è chi comanda questo grande esercito non tanto omogeneo e non tanto ben funzionante, chi lo comanda?
129:58
Vabbè, c'è sempre il re, Vittorio.
130:02
Però Vittorio, passati un po' di anni, ha cominciato a capire che lui non è veramente capace di fare un mestiere del genere. Ci sono grandi generali in Italia, o almeno così si pensa.
130:15
E dunque Vittorio comanda soltanto pro forma, ma in realtà l'esercito sarà comandato dai grandi generali che abbiamo. Chi sono i grandi generali che abbiamo? Uno non è uno scherzo, è davvero un grande generale, è Garibaldi.
130:29
Garibaldi lo tengono dentro, senz'altro ormai, non sono più i tempi in cui lo cacciavano via quando veniva a proporsi.
130:36
Anzi, per Garibaldi si fanno le cose in grande.
130:40
Non è più questione di dire i volontari non li vogliamo perché politicamente sono pericolosi. No, ormai si è capito, basta mettere la faccia di Garibaldi sui manifesti, la gente viene. A Garibaldi armano 40.000 volontari, un intero esercito.
130:56
Naturalmente...
130:58
C'è sempre un sottinteso, però lui fa la guerra da un'altra parte. Noi con l'esercito vero invadiamo e lui lo spediamo. L'altra volta nel 59 l'abbiamo spedito a Brescia, a Bergamo, prima ancora a Varese. Adesso siamo già lì. Dove lo mandiamo? Lo mandiamo a Trento.
131:17
Mentre l'esercito marcia sul Veneto, Garibaldi con i 40.000 volontari marcerà su Trento attraverso le montagne. L'idea non è cattiva, eh?
131:26
Peccato che Garibaldi, adesso che gli danno un esercito, comincia a non essere più il Garibaldi di una volta.
131:33
A 59 anni, che per l'epoca non sono pochi, e neanche adesso sono così pochi, devo dire, per fare la guerra in montagna a comandare un esercito, è molto logoro Garibaldi. Quattro anni prima c'è stata la faccendura della Spromonte, ferito alla gamba, imprigionato in fortezza, fa fatica ad andare a cavallo, cosa che per un generale non è tanto semplice. Non è più quello di una volta. Comunque raccoglie i suoi volontari e si prepara grossomodo dalle parti della Valtellina a marciare verso nord-est e sboccare nel Trentino.
132:07
Bene, tolto dai piedi Garibaldi rimangono i due generali che gli italiani credono siano grandi generali, la Marmora e Cialdini.
132:16
Sono due grossi personaggi in Italia. La Marmora è il più vecchio e importante generale piemontese, a 62 anni, ma non è solo un generale, è un uomo di potere. Da due anni è presidente del Consiglio, a Firenze, capitale d'Italia.
132:32
Il presidente del Consiglio, la Marmora, quando scoppia la guerra, si dimette dalla presidenza del Consiglio per tornare a fare il suo vero mestiere, comandare l'esercito.
132:43
Peccato che c'è anche un altro generale che ritiene di essere, come dire, di avere tutte le carte per comandare l'esercito. Si chiama Cialdini.
132:51
Lui non è della scuola piemontese, è un modenese, è un vecchio rivoluzionario, è uno che negli ultimi anni si è fatto le ossa facendo i lavori sporchi, ha fatto l'assedio di Gaeta.
133:04
catturando quindi il re di Napoli, ha fatto la spromonte cercando di ammazzare Garibaldi, non c'è riuscito ma c'è andato vicino, ha fatto la repressione del brigantaggio, Cialdini è sulla cresta dell'onda, forse dovrebbe comandarlo lui l'esercito.
133:23
Voi forse sapete, e forse l'abbiamo detto nei giorni scorsi, che non c'è niente di peggio quando si deve gestire una guerra che non avere le idee chiare su chi comanda e su cosa si deve fare. Qui bisognerebbe decidere. E naturalmente la Marmora e Cialdini hanno due idee diverse su cosa si deve fare. La Marmora, vecchia scuola piemontese. Attraversiamo il Mincio e andiamo avanti.
133:47
Cialdini, che lui è emiliano, vede anche la geografia da un altro punto di vista. Vede anche lo spazio da un altro punto di vista. Perché pensare sempre come se avessimo la base a Torino e si va avanti dritti verso Oriente? Immaginiamo che la nostra base è a Bologna.
134:04
E lavoriamo sul Po, ammassiamo l'esercito sul Po anziché sul Mincio, passiamo il Po, marciamo dritti su Venezia da lì.
134:14
L'idea non sarebbe cattiva neanche questa.
134:16
Certo attraversare il Po con l'esercito davanti al nemico non è uno scherzo, ma Cialdini, come dire, garantisce che lui ce la farebbe.
134:26
A questo punto voi capite la patata bollente è del re.
134:30
A chi diamo il comando e quale dei due piani mettiamo in esecuzione?
134:37
Qui succede la cosa disastrosa che succede quando non si hanno le idee chiare. E cioè, certo che è difficile scegliere. I due generali sono in gamba tutti e due.
134:48
Come si fa a sceglierne uno solo? Diamo metà dell'esercito a uno e metà all'altro.
134:52
I piani sono buoni tutti e due, come si fa a scegliere? E facciamole tutte e due le cose. Tanto siamo grossi, siamo forti e quindi la marmora con dodici divisioni entrerà dal Mincio. Cialdini con otto divisioni, formalmente subordinato ma in realtà con un comando indipendente, opererà sul basso Po.
135:17
E questo è già sempre come dire col senno di poi uno comincia a intravedere i motivi per cui poi le guerre si perdono. Perché dividere un esercito che sarebbe più forte... Certo, entrambe le masse, ognuna delle due, la massa di La Marmora sul Mincio, la massa di Cialdini sul Po, più a Est, più a Sud, ognuna delle due è più forte delle truppe austriache presenti. L'Austria ci hanno 75.000 uomini, Cialdini ne ha di più, La Marmora ne ha di più.
135:48
Gli austriaci cosa devono fare? Stanno a aspettare di vedere che cosa succederà.
135:55
Al comando dell'esercito austriaco c'è l'arciduca Alberto d'Asburgo, 46 anni. È un buon generale, ha qualche difetto, per esempio è mio, peggio di me.
136:06
Anche con gli occhiali non ci vede.
136:09
Però la carta geografica la sa usare.
136:13
E il servizio di spionaggio austriaco funziona. L'Arciduca Alberto viene a sapere abbastanza presto, si sono divisi. Una massa sul Mincio, una massa sul Po. Noi siamo in mezzo.
136:24
Cosa avrebbe fatto Napoleone? Eh, ne approfitti.
136:29
Attacchi uno e poi attacchi l'altro. L'Arciduca Alberto si prepara. Il primo dei due italiani che si muove, lui andrà ad attaccarlo.
136:41
Gli italiani all'inizio non si muovono veloci per cambiare.
136:44
Anche perché, va detto, non è soltanto che non è facile passare i fiumi, eccetera, eccetera.
136:50
Clausewitz, morto da una trentina di anni allora, aveva scritto che la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi. Ed è verissimo. Non si fa la guerra senza avere un obiettivo politico. O almeno non si dovrebbe fare. Non si dovrebbe fare la guerra senza sapere che cosa vuoi ottenere. Noi siamo alleati dei prussiani, vogliamo schiacciare l'Austria, benissimo, e infatti i prussiani, i quali stanno già pentendosi di essersi alleati con gli italiani, I prussiani continuano a insistere, l'ambasciatore prussiano a Firenze, i generali prussiani che vengono in visita, andate avanti, basta che andiate avanti, fate qualcosa, passate il mincio, dice ma ci sono le fortezze del quadrilatero, Peschiera, Mantua, i prussiani consigliano, lasciate perdere le fortezze, andate dentro, andate all'isonzo, marciate su Vienna.
137:48
Sentire queste cose...
137:50
la gente come la marmora dice ma cosa vengono questi tedeschi a spiegarci cosa dobbiamo fare prima bisogna assediare peschiera e poi si vede ma la marmora all'inizio non si muove veloce anche per un altro motivo ed è che lui era presidente del consiglio fino al giorno prima e aveva anche l'interim del ministero degli esteri quindi aveva in mano tutta la politica italiana e lui sa perché l'ha fatto lui questo negoziato che c'è un mezzo accordo con Napoleone III.
138:24
Napoleone III, il nostro ex alleato, ha un po' paura della Prussia.
138:32
Napoleone III non vorrebbe che la Prussia stravincesse questa guerra. Napoleone III non vorrebbe che l'Austria fosse annientata.
138:40
Napoleone III pensa, se diamo un contentino agli italiani, anche un grosso contentino a spese degli austriaci, che faranno i bravi e pagheranno, l'Austria non avrà la guerra in Italia e potrà resistere alla Prussia. Quindi Napoleone III ha fatto sapere alla Marmora che lui sta discutendo con Francesco Giuseppe d'Austria e che se vanno un po' avanti in questo negoziato l'Austria cede il Veneto gratis, senza bisogno di fare la guerra.
139:12
Capite che meraviglia, la Marmora si frega le mani. Forse questa guerra non ci sarà bisogno di farla.
139:19
Napoleone III ovviamente ha anche detto cercate di non far arrabbiare gli austriaci però.
139:25
Quindi voi andateci piano. All'Italia probabilmente conviene andarci piano. Questo è quello che sa la marmora.
139:34
Cialdini no, a lui non l'hanno detto naturalmente, ma la marmora sì.
139:39
Quindi non hanno intenzione di fare granché.
139:42
Prendono tempo.
139:45
Nel frattempo preparano anche un altro pezzo di guerra, che è nuovo anche questo. Non c'era nel 59, non c'era nel 48. Questo lo dobbiamo introdurre perché avrà conseguenze fra poco.
139:55
c'è la flotta la guerra si fa anche nell'Adriatico adesso c'è una grande flotta italiana che è nata dalla fusione della Marina Sarda che non era male perché aveva la Liguria aveva Genova aveva la Spezia E la marina napoletana, che era anche meglio, era una buona marina da guerra. Come sapete nel 60 la marina da guerra napoletana è passata interamente con armi e bagagli, con i suoi ammiragli in testa e con tutte le navi ai Savoia. Ed è stata incorporata immediatamente e forma un grosso nucleo della nuova marina italiana.
140:29
La marina italiana, tanto per cambiare, è molto più forte di quella austriaca.
140:33
E quindi potrà spazzare via il nemico dall'Adriatico.
140:38
Il 21 giugno la flotta italiana al comando dell'ammiraglio Persano lascia la sua base di Taranto e si inoltra nell'Adriatico.
140:50
Due giorni dopo la marmora comincia a passare il Mincio.
140:55
Pianino, non con tutti, perché bisogna lasciare delle truppe davanti a Mantua e bisogna lasciare delle truppe davanti a Peschiera...
141:07
Si va un po' a vedere cosa c'è al di là di questo benedetto mincio. Si guarda la cartina, vede che c'è un villaggio chiamato Custoza.
141:15
Passa con una parte del suo esercito.
141:18
Il giorno dopo, 24 giugno, anniversario di Solferino, l'arciduca Alberto attacca.
141:26
La marmora, se si fosse portato tutti, avrebbe 120.000 uomini.
141:31
Se ne è portati solo 50.000.
141:34
L'Arceduca Alberto ne ha 75.000 e se li è portati tutti.
141:39
E dunque si combatte in tutta questa zona, tra il Mincio e l'Adige, come al solito, come nelle guerre precedenti. Nessuno di questi generali è molto in gamba, neanche l'Arceduca Alberto in realtà è così bravo. Nessuno sa gestire eserciti così grossi. Si va avanti un po' a caso, si combattono azioni slegate, separate.
141:58
Intorno a Custoza e in tanti altri villaggi, in quel 24 giugno, nel frattempo fa un caldo da morire, i soldati tanto per cambiare muoiono di sincope sotto il caldo con i loro cappotti di lana che è la divisa standard dell'epoca, non funziona niente, non c'è da mangiare, non c'è da bere, gli austriaci premono, succede di tutto.
142:18
Succede il caso eroico del quadrato di Villafranca che verrà poi celebrato per tanto tempo perché alla testa di uno dei battaglioni italiani che ci sono in quella zona di Villafranca c'è il principe ereditario, il principe Umberto e questo battaglione del principe Umberto viene attaccato dalla cavalleria nemica ed eroicamente resiste in quadrato. Vi dico questo perché voi non lo sapete ma l'avete letta tutti una volta da bambini questa storia nel libro Cuore.
142:49
Nel libro Cuore c'è il papà di Coretti che quando viene il re in visita a Torino lo va a trovare e i poliziotti non vogliono lasciarlo passare. Lui dice io ero nel quarto battaglione del 49esimo reggimento a Custoza e allora lo lasciò subito passare perché quello era il battaglione del principe.
143:09
E nel libro Cuore c'è questa descrizione meravigliosa che il papà di Coretti fa di come la cavalleria austriaca, gli Ulani, che poi erano tutti polacchi, hanno caricato questo battaglione. Ah, i demoni scatenati, ci vennero addosso come l'ira di Dio, ci vennero. Giravano tra i gruppi, i quadrati, i cannoni, che parevano mulinati da un uragano, sfondando ogni cosa.
143:38
Dunque, grande carica della cavalleria austriaca a Villafranca, tutte le forze italiane presenti in zona si mettono in quadrato, Sapete che la fanteria, quando gli arrivava addosso la cavalleria, se rimaneva schierata in linea, veniva spazzata via come un pagliaio. Quindi ci si ammucchiava inquadrato con le baionette in fuori.
143:57
L'eroica gesta racconta come i battaglioni italiani a Villafranca rimangono inquadrato tutto il giorno resistendo alle cariche della cavalleria austriaca. Poi uno va a vedere, l'arciduca Alberto aveva in tutto un reggimento di ulani, 300 uomini.
144:14
Due divisioni italiane, 20.000 uomini, rimangono inquadrato tutto il giorno con i 300 ulani che gli galoppano intorno urlando in polacco e le due divisioni resistono eroicamente.
144:35
La marmora manda messaggeri al comandante italiano generale della Rocca, il quale quel giorno fa onore al suo soprannome, era soprannominato Macigno.
144:46
Rimane lì immobile.
144:49
E quando poi, a cose finite, la marmora gli dirà, ma perché non sei venuto? E la Rocca in piemontese risponderà, bravo, chi è? È mica la via, la cavalleria austriaca. Ecco.
145:00
300 ulani hanno fermato due divisioni, dall'altra parte gli austrieci passano.
145:06
Qualche reparto comincia a disorganizzarsi, qualche reparto comincia a scappare, i soldati quando si mette male e soprattutto quando capiscono che i comandanti non hanno le idee chiare, in genere non hanno voglia di restare lì a farsi ammazzare. Di conseguenza l'esercito italiano comincia a crollare, non tutto ma una parte crolla, scappano.
145:27
Spiace dirlo ma il primo che scappa è la marmora.
145:30
Il quale vede dei reparti in fuga e dice ai suoi aiutanti che disfatta, che catastrofe, nemmeno nel 49.
145:43
Dopodiché dice devo correre al ponte di Goito per organizzare la ritirata.
145:48
E ci crede e non sta scappando a tutti i difetti, la marma non è che è un vigliacco, semplicemente si sta dicendo abbiamo perso, si sono troppo abituati a perdere. Abbiamo perso quindi l'importante è ritirarci in ordine, quindi io corro a vedere che i ponti siano a posto.
146:04
E dunque la battaglia di Custoza è perduta, la seconda battaglia di Custoza, così senza che nessuno ci abbia capito niente, però gli austriaci vengono avanti e i nostri scappano.
146:12
Le perdite degli italiani non è una battaglia di quelle in cui non muore nessuno. Gli italiani fra morti, feriti e prigionieri perdono più di 7.000 uomini.
146:24
Anche gli austrie ce ne perdono quasi 8.000.
146:27
Per noi vuol dire quasi il 15% di perdite, non sono poche. Un esercito che ha perso il 15% e in cui tutti i soldati sanno abbiamo perso, non lo riporti a combattere il giorno dopo così facilmente.
146:41
Questa è una caratteristica veramente delle battaglie di quei tempi, dell'epoca di Napoleone e dell'Ottocento. Non hai bisogno di distruggere un esercito per averlo battuto. Quando un esercito è rimasto lì un giorno e ha visto che viene respinto e che le perdite sono alte, l'esercito non combatterà più finché non lo hai fatto ritirare, riposare.
147:01
Dunque bisogna ritirarsi, ci ritiriamo dietro il mincio. Il giorno dopo, 25 giugno, la marmora fa saltare i ponti sul mincio e si ritira dietro l'oglio.
147:12
Ricordate che ci sono tutti questi fiumi che scandiscono il teatro di queste guerre.
147:17
L'unico che non ha ancora capito è il re Vittorio, il quale per una volta ha l'idea giusta. Diceva, vabbè, oggi è andata così, ma domani andiamo a dargli una bella botta.
147:28
La marmora dice, maestà, non avete capito. Abbiamo perso e quindi ci ritiriamo.
147:36
E Cialdini...
147:38
Sul Po, col suo esercito che doveva passare il Po e prendere gli austriaci alle spalle.
147:46
Queste sono ancora battaglie combattute alla vecchia maniera, con i battaglioni ammassati, in linea, in quadrato, però ci sono anche le tecnologie moderne, c'è il telegrafo.
147:56
ormai si corrisponde in tempo reale già durante la battaglia quel 24 giugno il re aveva mandato un primo telegramma a Cialdini dicendogli di passare immediatamente il Po perché noi siamo impegnati qua con gli austriaci e non sappiamo come andrà e tu che sei là sotto passa il Po li prenderai alle spalle Cialdini risponde passerò il Po domani come previsto l'indomani Il re è costretto, anzi no, quella sera stessa, scusate, il re è costretto a mandare un altro telegramma a Cialdini.
148:31
Abbiamo perso. Perdite immense. Molti generali feriti. Dato ordine ripassare Mincio.
148:40
Però il re che è il re dice appena ci siamo riposati ripartiamo all'attacco. Lei Cialdini intanto passi il po'.
148:48
Cialdini riceve questo telegramma e non è più tanto sicuro di aver voglia di passare il po'.
148:56
Telegramma di Cialdini al re.
148:59
Risultato battaglia oggi è grave e mi pone in grande perplessità.
149:04
Poi già che c'è Cialdini cerca qualcuno che sia d'accordo con lui che in quella situazione non è il caso di andare avanti. Telegramma di Cialdini al ministro della guerra a Firenze.
149:15
Disastro accaduto sul Mincio cambia molto situazione.
149:20
passando domani po' temo compromettere sorti Italia dinastia vostra signoria che ne pensa?
149:32
Cialdini vorrebbe che il ministro della guerra gli dicesse no no ha ragione ha ragione non passi il po' io adesso non so più che sono le risposte del ministro della guerra fatto sta che Cialdini non si muove aspetta nuovi telegrammi la marmora bravo uomo il giorno dopo gli manda un altro telegramma stia allerta Stato armata deplorabile.
149:53
A questo punto Cialdini si ritira.
149:56
Cioè non solo non passa il Po, ma decide di tornare indietro. Ripiega su Bologna.
150:04
Telegramma di Cialdini. Dopo disastro ieri sarebbe follia pensare passaggio Po.
150:10
Ciò comprometterebbe sorti paese, dinastia di nuovo.
150:15
Dati ordini per concentrarmi verso Bologna.
150:18
Di conseguenza è bastata questa battaglia che nessuno voleva, inconcludente, persa certo ma abbiamo sempre due eserciti ognuno dei quali è grande il doppio di quell'austriaco. La marmora ormai è dietro l'oglio, Cialdini ormai è a Bologna. Cialdini che non ha visto neanche un austriaco finora.
150:36
C'è di peggio, la marmora si è giocato la faccia, non si sente più abbastanza autorevole da dare ordini a Cialdini.
150:48
Ergo, quando Cialdini avverte che lui si ritira su Bologna, la Marmora, il 26 giugno, gli manda un telegramma in cui gli dice... più o meno.
150:56
E...
151:15
La Marmora, comandante in capo, scrive a Cialdini che formalmente è un suo subordinato.
151:21
La prego caldamente di non abbandonare il Po.
151:25
Cialdini abbandona il Po. La Marmora si dimette. Il re non accetta le dimissioni. La Marmora dice, ma fate comandante Cialdini allora. Il re non accetta. La Marmora rimane comandante. Cialdini però fa quello che vuole.
151:41
E intanto...
151:43
E intanto però la guerra non si sta combattendo soltanto qui.
151:48
Se si stesse combattendo soltanto qui ne vedevamo delle belle con tutto l'esercito austriaco in Italia. Invece l'esercito austriaco, quello vero, è in Bohemia.
151:57
E in Bohemia sono entrati i prussiani.
152:00
E il 3 luglio si combatte in un posto chiamato Sadova una battaglia decisiva in cui i prussiani sbaragliano gli austriaci.
152:12
il 3 luglio a Sadova gli austrici sono sbaragliati il 4 luglio Francesco Giuseppe manda un telegramma a Napoleone III dicendogli se volete ci mettiamo d'accordo per il Veneto purché l'Italia mi esca dalla guerra Francesco Giuseppe ci spera Napoleone III ci starebbe avvertono la marmora discutiamone noi forse forse a questo punto accetteremmo anche Però siamo alleati con i prussiani e i prussiani hanno vinto a Sadova ma la guerra non è finita, i prussiani vogliono stravincere.
152:47
I prussiani si aspettavano di stringere la mano alla marmora a Vienna.
152:51
Poi vabbè hanno capito che la marmora non ci arriverà ma loro ci vogliono andare a Vienna. Quindi i prussiani ci diffidano fermamente dal fare una pace separata. E noi tutto sommato visto che abbiamo fatto questa figuraccia alla fine la pace separata non la vogliamo fare, vogliamo ancora riscattarci.
153:09
Potremmo riscattarci, ci sono tante possibilità.
153:13
C'è Garibaldi, ve lo ricordate? Garibaldi è là con i suoi 30-40 mila volontari che sta avanzando verso il Trentino lentamente, lui sta male in carrozza.
153:25
E gli austrieci sono preparati, gli austrieci hanno una paura maledetta di quello che potrebbe fare Garibaldi sulle montagne. Quindi hanno mandato truppe, i generali bravi. Garibaldi comincia a sostenere qualche combattimento, va un po' avanti, ma poco. Viene ferito un'altra volta, come se non ne avesse già abbastanza. Insomma è fermo.
153:44
Cialdini, dopo qualche giorno dice, ma adesso forse potrei di nuovo avvicinarmi al Po'.
153:51
Però c'è questa posizione fortificata austriaca di Borgoforte, proprio lì sul Po. Prima bisogna assediarla e prenderla. E poi passeremo. Cialdini mette l'assedio a Borgoforte.
154:03
Nel frattempo scrive alla Marmora, suo superiore, pregandolo caldamente di non muoversi dall'olio. Che non vada a prendere altre batoste e rovinare tutto un'altra volta. Quello che pensa Cialdini è che se la marmora sta bravo sull'olio, lui potrebbe fare grandi cose passando il po'. La marmora gli risponde, credo convenientissimo che lei passi subito il po'. Finalmente Cialdini passa il po'. L'11 luglio entra a Rovigo.
154:36
Non sarebbe messo male, però intanto si ferma a guardarsi intorno.
154:41
L'arceduca Alberto è sempre da qualche parte col suo esercito vittorioso, chi lo sa dov'è, se è a Mantua, se è a Verona, se è a Vicenza, conviene andare cauti, Cialdini si ferma.
154:52
Si fermano tutti anche perché adesso si sono ricordati, voi no, ma loro sì, c'è la flotta e dalla flotta potremmo ricavare quelle soddisfazioni che finora ci sono mancate.
155:07
La flotta è arrivata ad Ancona il 25 giugno al comando dell'ammiraglio Persano.
155:13
È molto più forte della flotta austriaca e ha ordini precisi.
155:18
Sbarazzare l'Adriatico dalle navi da guerra nemiche.
155:24
Il 25 la flotta di Persano è arrivata ad Ancona, due giorni dopo il 27 la flotta austriaca al comando dell'ammiraglio Tegetov esce in mare e viene davanti ad Ancona. Come a dire venite fuori se avete coraggio.
155:39
Persano non esce.
155:43
Gli austriaci vanno avanti e indietro finché vogliono davanti ad Ancona e poi se ne tornano a casa.
155:48
Il governo dovrebbe preoccuparsi, ma in realtà il governo ha una tale paura di perdere queste costosissime navi, nuove, tutte nuove, che sono costate sacrifici, sangue, sudore e lacrime ai contribuenti italiani, c'è la tasso sul macinato per pagare queste corazzate, che il governo in fondo...
156:07
Da ragione a Persano, è meglio non correre rischi. Voi sentite quali ordini riceve Persano dal ministro della Marina De Pretis? E ditemi cosa può fare un ammiraglio che ha degli ordini del genere. Il ministro invita l'ammiraglio a mantenere una vigile e minacciosa difensiva.
156:28
Però...
156:37
Però intanto cosa sta succedendo? Che tra un po' i prussiani arrivano a Vienna e tra un po' la guerra è finita davvero e noi rimaniamo con un pugno di mosca in mano. Bisogna fare qualcosa. Il 14 luglio si tiene a Ferrara un consiglio di guerra in cui in pratica si decide la destituzione della marmora. Su 20 divisioni Cialdini ne prenderà 14, quindi diventa lui il più importante, e ha l'ordine di marciare sull'isonzo.
157:02
Dal Lisonzo, voi lo sapete, si va a Ljubljana, a Trieste, a Vienna, come si vuole.
157:07
Cialdini mercerà sul Lisonzo. Quanto all'ammiraglio Persano, riceve stavolta ordini precisi. Dovrà attaccare entro otto giorni, se no sarà destituito.
157:19
Questo è il 14 luglio.
157:22
Persano aspetta sei giorni sperando che arrivi il controordine.
157:25
Poi finalmente il 20 luglio esce da Ancona e si spinge con la flotta in mezzo alle isole croate.
157:34
Vicino a un'isoletta che si chiama Lissa c'è la flotta austriaca dell'ammiraglio Tegetov che lo aspetta.
157:42
Intorno a questa battaglia di Lissa ci sono tante cose che si sanno, altre credenze, leggende e altre cose che magari non si sanno. Una credenza, una leggenda molto amata è che sia stata l'ultima battaglia navale fra genovesi e veneziani, perché ovviamente la squadra italiana è fatta di genovesi e di napoletani. La squadra austriaca si dice, loro hanno ancora il Veneto, hanno ancora Venezia e ancora la flotta di San Marco, sulle navi austriache si parla Veneto.
158:12
In parte non è neanche del tutto falso, ci può scappare l'ordine in Veneto sulle navi austriache.
158:17
Va però detto che, io ho visto l'elenco delle perdite austriache alla battaglia di Lissa, i marinai sono quasi tutti croati.
158:27
E fra l'altro ho anche trovato, preparando questa lezione, sui giornali italiani dell'epoca prima della battaglia di Lissa, uscivano articoli razzisti del tipo perché dovremmo aver paura della flotta austriaca? E' tutta fatta da marinai croati. Si sa che ai croati l'acqua non piace, basta vedere che non si lavano mai. Questo è il tono dei discorsi fatti in Italia allo scopo della guerra.
158:50
Fatto sta che...
158:52
L'altra cosa a cui invece non si riflette tanto è che razza di navi da guerra sono queste. Cosa sono le navi da guerra del 1866? Se andate a cercarle su internet, le corazzate che abbiamo perso in quella battaglia, Re d'Italia, Palestra, ecco, sono navi stranissime.
159:10
Perché?
159:11
C'è un'evoluzione velocissima delle tecnologie. Le marine da guerra hanno appena digerito questa grossa novità del vapore e quindi sono navi a vapore.
159:22
Ci sono ancora molti velieri, ma sono tutti d'accordo che i velieri ormai sono secondari. Quello che conta è la nave a vapore. Però queste navi a vapore, se voi le guardate, hanno un grande fumaiolo in mezzo e poi tre alberi per le vele. Perché non sono ben sicuri che poi il vapore non si guasti e che le vele non tornino utili. Hanno appena cominciato a digerire il vapore che arriva quest'altra novità, la corazzata.
159:47
Quattro anni prima, in una baia della Virginia, durante la guerra civile americana per la prima volta sudisti e nordisti hanno messo in mare degli esperimenti delle navi di legno ma tutte coperte da piastre d'acciaio corazzate e di colpo tutte le flotte esistenti al mondo sono diventate obsolete perché si è visto che una corazzata affonda tutti i velieri di legno che vuole senza farsi male quindi tutte le vecchie navi non contano più niente tutti hanno costruito corazzate a vapore e a vela, senza sapere cosa sono e senza sapere come si usano, perché sono navi nuove, nessuno le ha mai guidate in battaglia.
160:33
Questo va tenuto presente, la battaglia di Lissia è una battaglia tanto per cambiare, confusa, in cui nessuno sa bene come gestire queste macchine poderose che hanno.
160:43
Nessuno sa bene come gestirle, però alla fine si scopre che gli austriaci sanno gestirle un pochino meglio.
160:48
Persano dà degli ordini, i suoi comandanti di squadra, genovesi e napoletani, non li eseguono e gli austriaci vengono sotto, si comincia a sparare, gli austriaci sparano meglio.
160:59
Persano ha abbandonato la corazzata che era la sua ammiraglia per spostarsi su un'altra nave. Ecco, dimenticavo questa cosa. Hanno capito talmente poco come sarà la guerra navale del futuro che c'è l'idea che in futuro il modo migliore per affondare le navi nemiche sarà di speronarle.
161:18
E hanno costruito addirittura delle navi che chiamano Arieti.
161:23
Il più bello si chiama l'affondatore.
161:26
che è costruito apposta per investire sulla fiancata le navi nemiche, bucarle e affondarle. Persano sposta il suo comando su questa nave meravigliosa. Peccato che non avverte i suoi comandanti, che quindi non sanno più dove trovarlo. Dopodiché il combattimento va avanti, gli austrici sparano meglio semplicemente. Gli austrici subiscono grossi danni, grosse perdite, ma due corazzate italiane saltano in aria e affondano con i loro capitani e con quasi tutto l'equipaggio. Alla fine noi abbiamo perso due corazzate, più di 600 morti, 160 feriti.
162:01
Gli austriaci hanno avuto 38 morti, 138 feriti, non hanno perso nessuna nave. Ognuno torna in porto, anzi Tegetov avendo vinto se ne torna a casa. Persano rimane in mare per un po'. Poi manda un telegramma.
162:18
Abbiamo combattuto una grande battaglia e siamo rimasti padroni delle acque.
162:23
In Italia si fanno grandi festeggiamenti, suonano le campane e escono i titoloni sui giornali.
162:29
Poi quando Persano torna in porto ad Ancona gli chiedono dove sono le corazzate Re d'Italia e Palestro e tocca ammettere che le corazzate sono affondate. E gli austriaci quanto ne hanno perse? Nessuna.
162:43
A questo punto succedono un certo numero di cose. Uno, Persano viene destituito e mandato sotto processo e sarà fortunato che non lo fucilano.
162:53
Due, abbiamo fatto un'altra figuraccia e i prussiani ci stanno dicendo, va bene, vi abbiamo lasciato giocare ancora un po', ma adesso basta, noi abbiamo finito e quindi adesso fine.
163:07
ci sarebbe un'ultima speranza, Garibaldi, il quale in realtà si sta muovendo, è quasi arrivato a Trento Garibaldi, ha tanti uomini, davanti a lui gli austriaci sono pochi, sono bravi, sono generali bravi, il Kun, Garibaldi si infogna nel Trentino, il Kun a un certo punto lo attacca, lo prende di sorpresa, prendere di sorpresa Garibaldi una volta non ci riusciva nessuno, adesso non è più lo stesso uomo, il Kun cattura un migliaio di Garibaldini, poi Garibaldi arriva, cerca di metterci una pezza siccome comunque il talento c'è ancora alla fine riesce a evitare il disastro e Kuhn si ritira con i suoi mille prigionieri questa è la vittoria di Bezzecca che viene celebrata da un paese che aveva un tale bisogno di vittorie che a questo punto la battaglia di Bezzecca viene presentata come una vittoria e però insomma Garibaldi ha perso 1400 uomini gli austriaci hanno perso 100 Il giorno dopo, 23 luglio, l'Italia cede alle fortissime pressioni della Prussia e accetta una tregua.
164:15
La guerra sarebbe finita.
164:20
E però forse, forse, chi lo sa, potrebbe ancora darsi che magari riusciamo ancora a rimetterci su.
164:26
Aspettiamo a firmare il trattato di pace.
164:29
Sotto banco mandano a dire a Garibaldi ma tu muoviti perché magari ci arrivi a Trento. Se arrivi a Trento prima che abbiamo firmato il trattato di pace, i prussiani si infuriano. Firmate, basta, è finita. Gli austriaci sono quasi contenti perché si firmano con i prussiani. E noi siamo ancora in guerra, tutto sommato.
164:51
Alla fine lo capiscono anche gli italiani. Il 9 agosto, quando Garibaldi è quasi a Trento, gli arriva il famoso telegramma. La guerra è finita.
165:01
torna indietro di Trento ne riparleremo poi un'altra volta Garibaldi come sapete tutti risponde con un telegramma di una sola parola obbedisco e la guerra è finita ed è quasi finito il risorgimento ed è anche quasi finita questa nostra lezione di stasera ma quasi perché in realtà io voglio ancora dirvi qualche cosa e capirete poi perché la guerra è finita dunque Abbiamo il Veneto, perché alla fine nel Trattato di Pace la Prussia ha la gentilezza di obbligare gli austriaci a cedere il Veneto.
165:40
Mancano Trento e Trieste, ma di quello si riparlerà fra tanto tempo.
165:44
Manca Roma, e di quella si vorrebbe riparlarne di Roma.
165:50
Però capite, c'è un grosso problema.
165:53
Se fosse soltanto il Papa... Papa...
165:57
qualche mercenario, ma insomma non è certo lui che ci ferma. Il motivo per cui non siamo ancora andati a Roma finora è che il nostro vecchio amico e alleato Napoleone III negli ultimi anni in Francia ha deciso che il sostegno del partito cattolico per lui è indispensabile e quindi la Francia, grande paese cattolico, sostiene il Papa.
166:21
A Roma ci sono i francesi, Una guerra contro il Papa è impensabile. Vorrebbe dire che Napoleone III ci dichiara guerra.
166:30
E voi capite come andrebbe a finire.
166:33
Ci si può provare per vie traverse, come al solito. Dov'è Garibaldi? Garibaldi obbedisce. È tornato.
166:39
Garibaldi ti lasciamo a mano libera se vuoi provare a prendere Roma tu con i tuoi il governo non c'entra Garibaldi ci prova Garibaldi ci crede sempre fino all'ultimo nel 67 mette in piedi un esercito marcia su Roma ma purtroppo non è più l'uomo di una volta lo sapete vincono i francesi battaglia di Mentana e allora Roma neanche a parlarne finché c'è Napoleone terzo Fortuna vuole, nostra, che a un certo punto Napoleone III fa lo sbaglio della sua vita, la guerra alla Prussia, la Prussia avete capito è lì che fa i suoi calcoli, ne facciamo fuori uno per volta, noi siamo molto forti e molto bravi a fare la guerra ma quegli altri non l'hanno ancora capito.
167:26
I francesi credono ancora di essere loro il migliore esercito del mondo. La Prussia ha fatto fuori l'Austria, è diventata il leader indiscusso dei paesi tedeschi. La Baviera, la Sassonia, tutti quei piccoli regni simpatici nel 66 erano alleati dell'Austria. Ma adesso sono stati costretti ad allearsi con la Prussia. Nel 70 la Prussia è pronta per sconfiggere anche la Francia e impadronirsi dell'Alsazia e Lorena e creare un grande impero tedesco. Basta solo un incidente, lo provocano.
167:57
Napoleone III ci casca, dichiara guerra alla Prussia. Finisce malissimo, come sapete. Napoleone III viene battuto a Sedan, il suo esercito accerchiato.
168:07
Napoleone III è costretto a rendersi al nemico, abdica, finisce l'impero, Repubblica Francese, Comune di Parigi, mille cose che qui non ci interessano, a noi interessa una cosa sola, è caduto Napoleone III. Tutti si fregano le mani, è lui che undici anni prima ci aveva dato la Lombardia naturalmente, ma adesso era molto ingombrante. Tutti si fregano le mani in Italia, tranne uno devo dire.
168:36
L'unico che pensa in modo diverso dagli altri è Garibaldi.
168:43
Garibaldi che a Mentana tre anni prima nel 67 è stato battuto dai francesi, è quasi ammazzato dai francesi. Però Garibaldi quando sente dire che Napoleone III se n'è andato e adesso la Francia è una repubblica, gli tornano i vecchi bollori repubblicani. A Garibaldi le repubbliche piacciono e i prussiani con l'elmo chiodato non gli piacciono invece. Di conseguenza Garibaldi è l'unico italiano che invece di essere entusiasta che i prussiani hanno sbaragliato i francesi, decide di partire e mettersi al servizio dei francesi.
169:16
Garibaldi, vecchio, malconcio, in carrozza, dolorante da tutte le parti, si presenta in Francia, i francesi sono così disperati che gli danno un comando, pur protestando, glielo dicono di tutti i colori nel Parlamento francese, ma lui comunque si fa anche eleggere deputato al Parlamento francese, ma comunque comanda ancora in guerra per la Repubblica francese, riesce ancora a vincere una piccola battaglia contro i prussiani è l'unico generale francese che prende in battaglia una bandiera prussiana immaginatevi come sono contenti i francesi che è un italiano ma quello è Garibaldi in Italia il discorso è un altro la Francia è a terra il Papa è rimasto solo andiamo a Roma grazie a Sedan noi facciamo il 20 settembre la breccia di Portapia Il fatto che l'Italia unita sia fatta in questo modo che abbiamo raccontato in questi giorni peserà sulla coscienza del paese e anche sull'immagine internazionale del paese.
170:20
Qualche anno dopo il principe Bismarck, che era uno piuttosto brutale, dirà a Vittorio Emanuele III, allora ancora principe ereditario, voi italiani siete il popolo delle tre esse.
170:35
Solferino nel 59 avete preso la Lombardia, Sadova nel 66 avete preso il Veneto, Sedan nel 70 avete preso Roma, nessuna delle tre esse l'avete fatta voi.
170:51
Ecco, questa è un po' l'immagine dell'Italia unita naturalmente nel mondo. Dopodiché io ho voluto arrivare fin qua, anziché congedarci, per portarci fino al 20 settembre e alla breccia di Portapia, perché stasera c'è un piccolo fuori programma che non sapeva nessuno.
171:09
Siccome sulla breccia di Portapia, quindi lo Stato italiano che dichiara guerra al Papa, Si potrebbero avere tante opinioni naturalmente e può essere interessante sentirne almeno una. Io pensavo che vi possa far piacere sentire l'opinione del professor Odi Freddi che è qui con noi e che viene a concludere con me.
171:43
Buonasera.
171:45
Scusate per questa invasione di campo, ma adesso che ho preso il microfono non lo cedo facilmente. Che opinione possiamo avere di quello che è successo il 20 settembre 1870? Che è come la prima guerra dell'Iraq. Voi vi ricordate quando gli Stati Uniti, una ventina di anni fa, credo fosse il 90-91, fecero la guerra all'Iraq e fecero un errore madornale.
172:10
Perché avrebbero potuto arrivare fino alla fine, prendere Baghdad, sarebbe finita lì, sarebbe caduto Saddam Hussein e invece non lo fecero e ci vuole una seconda guerra dell'Iraq che fu fatta poi nel 2003 per arrivare fino a Baghdad.
172:28
E in Italia purtroppo abbiamo fatto solo la prima, cioè i bersaglieri come sapete sono entrati a Portapia, hanno sfondato le mura, hanno preso Roma, Roma è diventata capitale, prima abbiamo sentito la marmora era Firenze che è stata capitale per qualche anno e poi invece Roma è diventata la capitale d'Italia. Ma il risorgimento non è finito.
172:50
Perché la guerra non è stata conclusa, non sono andati oltre Tevere e là rimane ancora una piccola zona d'Italia che deve essere liberata, naturalmente, che si chiama lo Stato del Vaticano.
173:06
La cosa interessante è che dal 1870 fino al 1929 perlomeno l'Italia è stata uno stato laico.
173:26
perché la chiesa ovviamente non era stata sconfitta completamente il papa era lì non era tornato a Gerusalemme da dove era partito naturalmente dove avrebbe dovuto andare alla fine di tutta la storia ma i governi che poi si successero in seguito fino all'arrivo di Mussolini in realtà erano governi fatti da cattolici perché tutti i presidenti del consiglio credo che formalmente perlomeno fossero cattolici ma erano anche massoni ovviamente avevano un atteggiamento molto diverso E furono governi come quelli che nella seconda parte dell'Ottocento, dopo il 1870 e prima del 1900, fecero cose meravigliose, vi racconto solo un episodio se posso di quella storia lì.
174:12
Il Papa era Leone XIII, un momento in cui il governo italiano decise di chiudere i conti con altre storie che erano successe molto prima e decisero di ereggere o erigere una statua a Giordano Bruno. A Roma dove? A Campo dei Fiori dove era stato bruciato come ricordate 17 febbraio del 1600 e dove naturalmente non si era potuto festeggiare o meglio perlomeno ricordare questo avvenimento perché c'è stato il Papa appunto fino al 1870.
174:44
Leone XIII dice ma questo sarebbe un insulto talmente grande che se voi lo fate io me ne vado in esilio. no? è meraviglioso non aspettiamo altro che questo succeda ci sono le lettere che poi tu potresti andare a trovare eccetera Leone XIII che scrive all'imperatore d'Austria e dice maestà io questa cosa non l'accetto se lei mi permette io verrei in esilio da lei e sembra che l'imperatore gli abbia detto naturalmente se lei vuole andare in esilio vada pure ma non dà bene naturalmente se ne va da qualche altra parte quindi leone tredicesimo rimane si deve mangiare naturalmente la bile, il fegato e deve accettare questa statua questa statua rimane lì ma le cose cambiano ovviamente il risorgimento cade nel 1922 diciamo così Arriva il fascismo e come voi sapete nel 1929 Mussolini firma il concordato con la Santa Sede.
175:46
Leone XIII è morto, tra l'altro il papa più vecchio che è durato fino a 92 anni, Ratzinger è un anno 90 al prossimo anno, quindi forse batterà questo record ma non è più regnante, è il papa più lungo, più longevo. Pio XI dice che stavolta chiudo io la storia e chiede a Mussolini di dire che durante l'atto della firma del concordato la statua di Giordano Bruno venga abbattuta come simbolo del fatto che è finita questa parentesi nella storia del Vaticano.
176:20
E Mussolini, che come voi sapete era un ateo, era partito come ateo, era anche socialista, era uno che da giovane andava a fare i dibattiti sull'ateismo, per difendere l'ateismo, e aveva un argomento che è simile a quello che ha Alessandro Barbero tutte le sere. Metteva un orologio sul tavolo e diceva, alzando gli occhi al cielo naturalmente, ti do cinque minuti per furminarmi se ci sei. Aspettava cinque minuti, purtroppo... Se c'era quello non l'ha fatto e quindi alla fine Mussolini è diventato adulto e è diventato poi appunto dittatore ma si è ricordato nel 29 che forse poteva fermare questa cosa e disse la statua del triste frate rimane dov'è.
177:04
Questa è la fine di questa storia e purtroppo il risorgimento sa da fare ancora. Io personalmente credo che aspettiamo la quarta guerra di indipendenza, anche se forse qualcuno dice che la quarta guerra di indipendenza è stata la prima guerra mondiale.
177:22
l'ultima parte d'Italia che rimane ma molti si dimenticano appunto che ce n'è ancora una piccola anclave e a volte sembra leggendo i giornali che quello sia il vero presidente il papare diciamo così perché ancora c'è questo atteggiamento nei confronti del Vaticano quindi effettivamente il risorgimento c'è stato ma mi sembra che sia inconcluso posso ancora fare una piccola parentesi visto che ho il...
177:47
sono le 11.20 perché volevo dire visto che siamo qui in due sul palcoscenico uno storico e un matematico uno potrebbe dire è una strana coppia che non c'entra niente però abbiamo sentito una storia meravigliosa in queste tre serate io ne ho sentite solo due perché la prima non sono arrivati in tempo una storia meravigliosa però che mi ha fatto venire in mente ieri soprattutto quando hai citato Il modo in cui gli italiani, diciamo così, si sono difesi dall'attacco degli austriaci allagando la pianura di Vercelli, le risaie di Vercelli.
178:24
Ed è la storia che narra Tolstoi in guerra e pace, tu sai dove voglia arrivare, già ride naturalmente, no? che narra, è una storia che tra l'altro ha moltissimi punti in comune con quella che abbiamo sentito, anche perché le guerre all'epoca si facevano effettivamente così, una storia che brevissimamente, una storia che come dice Tolstoi è come un pendolo ed è questa la parte che mi interessa di Tolstoi, appunto il fatto che lui usi metafore matematiche per illustrare gli avvenimenti storici, anche se il modo corretto di fare è usare metafore storiche Per illustrare concetti matematici.
179:04
La metafora che usa Tolstoi è quella del pendolo. Anzitutto usa una metafora che è balistica o meccanica. Dice che gli eserciti sono come due masse che hanno...
179:15
o reagiscono secondo il principio di azione-reazione quindi quando due eserciti si incontrano si fanno esattamente come due corpi nella meccanica che si respingono con forza che sono proporzionali ovviamente alla forza che avevano quando si sono incontrate ma c'è questo pendolo un pendolo che Tolstoi ci dice si alza nel 1789 il pendolo viene alzato dalla rivoluzione francese Rimane sospeso per un certo periodo, è un pendolo con una grande forza, una grande massa e ad un certo punto ci vuole qualcuno che lo lascia andare e che lasci fare quello che il pendolo deve fare.
179:49
Questo qualcuno è lo zio di Napoleone III, quello che abbiamo evocato, che Alessandro ha evocato più volte fino a questa sera. Non è Napoleone III ma è Napoleone I ed è lui che lascia andare questo pendolo e questo pendolo dove va? Va dalla Francia verso la Russia questa volta. Questo pendolo ci metterà parecchi anni perché ci saranno due guerre, prima nell'805 poi nell'812, Napoleone arriverà fino a Mosca. E come ci arriverà? Esattamente nel modo in cui i piemontesi si sono difesi dall'invasione austriaca nella seconda.
180:23
guerra di indipendenza cioè facendo terra bruciata delle terre lasciando che Napoleone penetrasse dentro la Russia arrivando a Mosca Napoleone trova la città deserta e i moscoviti se ne sono scappati l'esercito non ha combattuto si è semplicemente ritirato c'è qualcuno che è l'analogo di Giulai solo che dall'altra parte questa volta fa la parte del buono ed è il famoso maresciallo il fel maresciallo perché poi l'esercito russo a quell'epoca era in larga parte tedesco anche come generali tra l'altro e come formazione ed è il maresciallo Kutuzov se voi andate oggi a San Pietroburgo ad esempio di fronte a nostra signora di Kazan che è una chiesa fatta come San Pietro perché è stata copiata addirittura con la colonnata del Bernini trovate la statua ancora oggi 200 anni dopo del maresciallo Kutuzov Oppure se andate a vedere l'ermitage, il palazzo d'inverno degli zar, c'è un lunghissimo corridoio con tutti i generali che hanno combattuto le guerre napoleoniche e agli inizi c'è questo enorme ritratto del maresciallo.
181:26
Ma questo è il pendolo. E qual è la legge del pendolo? Che nel momento in cui arriva alla sua massima parte dall'altra parte dove era partito, ritorna indietro. Naturalmente Napoleone non sa che cosa fare in una mosca deserta, a un certo punto arriva l'inverno, l'esercito francese incomincia a indietreggiare verso il confine e questa volta si muovono i russi che inseguono l'esercito francese e incominciano a dargli battaglia. Noi abbiamo questa sera sentito, ci siamo anche divertiti, a sentire come sono questi italiani, questo coraggio che in fin dei conti chi non ce l'ha non se lo può dare.
182:03
Sapete che cosa fa Napoleone? Napoleone scappa, lascia l'esercito francese che era entrato in Russia con 500.000 uomini e questo esercito quando uscirà ne avrà 30.000 ancora. Ma Napoleone non ci sarà più perché è scappato prima con la sua bella guardia e è fuggito abbandonando l'esercito. E questo pendolo che cosa fa? Alla fine ritorna esattamente dall'altra parte e ci sarà poi lo zar, lo zar Alessandro di Russia che entra invece poi dopo il 1812 a Parigi. Questo perché lo dico?
182:34
Perché Tolstoi ha quest'idea straordinaria che la matematica può servire a raccontare la storia, in parte attraverso queste metafore che avevo detto, la meccanica, i pendele eccetera, ma in parte in una cosa che Alessandro quando glielo ricordate ieri... Che a me sa ridere naturalmente, ma che invece a me fa commozione quasi. L'ultima parte di Guerra e Pace, le ultime 150-200 pagine, sono un racconto che non ha più a che vedere con la guerra, la guerra è finita, gli amori sono finiti, è un trattato, ed è un trattato di teoria della storia.
183:07
Che cos'è la storia secondo Tolstoi? E' certamente quella che raccontano gli storici, è la storia dei grandi personaggi, nel caso di Tolstoi c'era lo zar Alessandro che non è apparso nemmeno attraverso i suoi successori nelle guerre di indipendenza, ma c'era naturalmente l'imperatore dei francesi Napoleone I che in questo caso era poi diventato Napoleone III.
183:30
C'era l'imperatore austriaco con cui lo zar si incontra per allearsi contro Napoleone che non era quello che c'era in seguito Francesco Giuseppe bensì Francesco II poi I e così via. E allora qual è la metafora che dice Tolstoi? Tutti questi personaggi sono ovviamente quelli che attraggono la nostra attenzione perché sono meravigliosi e si possono raccontare su di loro tantissime storie. Ma attenzione, lui dice, perché questo può anche essere una specie di illusione ottica, di farci credere che la storia è fatta da personaggi di questo genere.
184:06
Però se Napoleone I o Napoleone III decido andiamo a combattere e nessuno si muove. e ci va lui a combattere uno, una persona forse le guerre sarebbero belle fatte solo da questi condottieri in realtà come abbiamo detto migliaia addirittura centinaia di migliaia di soldati si muovono e le guerre sono combattute da tutti questi soldati di cui ovviamente non si può raccontare la storia individuale perché sono troppi e Tolstoi dice ciascuno di essi dà un contributo che lui chiama infinitesimo che non è affatto infinitesimo è molto piccolo, è finito ma piccolo E allora dice Tolstoi la storia non è appunto il contributo dei grandi condottieri ma è la somma di tutti questi piccoli contributi infinitesimi.
184:50
E dice come si fa a calcolare una somma di infinitesimi? Tolstoi che era uno che aveva studiato tante cose, l'aveva anche insegnato ai contadini della sua tenuta. a Jasna e a Poliana conosceva la matematica e dice c'è un'operazione matematica che ci dice come fare somme di infinitesimi ed è quella che coloro tra voi che hanno fatto scuole superiori o università tipo scientifico conosce bene si chiama l'operazione di integrazione Tolstoi dice la storia è l'integrale dei contributi infinitesimi di tutte le persone che hanno contribuito a combattere le guerre ma anche più in generale a fare la storia Ed era questa metafora matematica che fa vedere come in fondo possono stare sullo stesso palco anche uno storico matematico che fanno cose diverse ma che tutto sommato si possono intendere anche se io adesso è meglio che me ne vada e me lascio a dire.
186:02
in realtà facevo meglio scendere anch'io con Pier Giorgio Odifreddi non sono sceso quindi vi dico ancora semplicemente che avete avuto ancora il privilegio di sentire Odifreddi parlare di storia l'anno prossimo verrò io a parlarvi di algebra ovviamente per quest'anno è finita